Nel 2007 la provincia ha visto 708 fallimenti d’impresa, con un ritmo decisamente in crescita. Dal 2000 infatti il dato è aumentato del 20%. Anche il costo della vita non incentiva i cittadini a spendere
Rovigo, 15 Maggio 2008 - Sono sempre di più le imprese costrette a portare i libri in tribunale. rispetto al recente passato. I motivi sono diversi, ma a incidere, sicuramente, è la congiuntura economica non favorevole.
Ma anche gli stipendi troppo bassi rispetto al costo della vita di certo non incentivano i cittadini alla spesa. A discapito, ovviamente, delle attività. Insomma, il panorama non è certo roseo. Anche a livello locale.
Delle 26367 aziende registrate alla Camera di Commercio di Rovigo nel 2007, sono ben 708 quelle che hanno cessato la loro attività per fallimento nel corso dello stesso anno, segnando una percentuale vicina al 3%. Un dato che non si discosta da quello regionale: in tutto il Veneto, infatti, i fallimenti medi sono stati pure attorno al 3%, per un totale di quasi 15mila cessate attività per fallimento su un totale di 460 mila imprese, che rappresenta il quadro globale, complessivo, della micro-media-grande imprenditorialità veneta: cifre record, senza paragoni con gli anni del recente passato, cui Rovigo partecipa, su base regionale, per una fetta di poco superiore al 5%.
Ciò che più preoccupa, stando ai dati Infocamere-Movimprese elaborati dall’Ufficio Studi Cgia di Mestre, è la crescita del fenomeno, che interessa particolarmente il rodigino.
Fatti due calcoli, nel 2000 i fallimenti d’impresa erano stati in Polesine 508; nel 2005, sempre tenendo conto dell’intera provincia, le imprese entrate in liquidazione sono state 302 e, nel 2006, 401. Ma nel 2007 siamo arrivati, come si diceva sopra, a 708 fallimenti: un’impennata imprevista, consistente, che porta ad un più 20% rispetto al 2000.
Sempre tenendo conto della forbice 2007-2000, la media veneta dei fallimenti è salita, invece, certamente tanto, ma resta comunque sotto il 7%. Insomma, alla provincia di Rovigo tocca, in un certo senso, la maglia nera: per il Polesine, meglio ripeterlo, siamo ad un più 20%, ovvero tre volte tanto la media veneta. Ci troviamo così di fronte ad uno dei dati più ‘drammatici’ degli ultimi decenni rispetto all’andamento d’impresa.
Il mercato, insomma, ha tirato di colpo il freno con conseguenze nere soprattutto per le piccole imprese. E, in particolare, per il settore immobiliare.
Secondo gli esperti, le ragioni di tanti fallimenti vanno ricercate nella difficile congiuntura economica, ma non meno nell’allungamento dei tempi di pagamento da parte dei committenti, cosa che mette in difficoltà le aziende a basso capitale e magari già indebitate. Da qui il crescente rischio-fallimento.
Tra le dinamiche che disegnano il trend, per Rovigo i segnali, nel biennio trascorso, danno vivacità nella costituzione di imprese giovani e vitali in ambiti produttivi anche emergenti, cui fa però da contraltare la crisi in aree di iniziativa più tradizionali, come la ricettività e la ristorazione. E sempre più spazio, secondo gli ultimi dati, trovano le aziende di immigrati: in pole ci sono i cinesi, che si ritagliano sempre più spazio nel settore delle confezioni.
Nell'ultima relazione della Camera di commercio sull’economia territoriale è infatti emerso che i settori in grado di segnalare espansione d’attività nel medio-periodo sono stati soprattutto la pesca, le costruzioni e il segmento, innovativo, che lavora a servizio delle imprese. Viaggiamo, insomma, su un tappeto produttivo immerso nelle contraddizioni di un momento particolarmente delicato e difficile.
Osvaldo Pasello
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