Una quarantenne astemia condannata perchè guidava in stato di ebbrezza ma poi fa ricorso e viene assolta. Era rimasta ferita per un incidente e portata in ospedale per le medicazioni
Rovigo, 10 maggio 2008 - E’ RIMASTA coinvolta in un grave incidente stradale, è finita al pronto soccorso di Rovigo con il bacino fratturato e il viso pieno di tagli e, dopo aver subito tutte le medicazioni del caso, è stata sottoposta al prelievo del sangue che ha fornito un inesorabile verdetto: positiva all’alcoltest, di poco ma oltre il limite previsto dalla legge. Peccato che la 40enne Beatrice Fantinato, residente ad Arquà Polesine, operaia dell’Irsap, fosse astemia dalla nascita e che a farle varcare la fatidica soglia fosse stato sì l’alcol, ma quello presente nelle sostanze usate per disinfettare le ferite che aveva riportato.
Ma i numeri sono numeri e così la polesana, qualche mese dopo l’incidente — che è avvenuto il 2 marzo 2005 — si è vista recapitare a casa dal tribunale di Rovigo un decreto penale di condanna «perché era stata colta alla guida in evidente stato d’ebbrezza conseguente all’abuso di bevande alcoliche». Un decreto penale che le imponeva la sospensione della patente per 15 giorni e un’ammenda di 680 euro.
A QUEL PUNTO la 40enne, pur temendo che il gioco non sarebbe valso la candela, ha deciso di voler dimostrare la propria innocenza a tutti i costi, opponendosi al decreto penale e finendo così davanti al giudice. L’operaia, quindi, si è rivolta all’avvocato Laura Giolo che, proprio ieri mattina, dopo più di tre anni, è riuscita ad ottenere l’assoluzione della propria assistita con formula piena. Il legale, infatti, avvalendosi della perizia presentata dal dottor Giancarlo Ballo, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, è riuscita a dimostrare proprio quello che voleva: ossia che la donna non aveva bevuto nemmeno un sorso di vino e che l’innalzamento della percentuale era stato proprio causato dal disinfettante.
«NON È ESIGIBILE che il personale sanitario che deve medicare e suturare una persona pensi anche al prelievo per alcolemia che dovrà fare poi e utilizzi quindi disinfettanti senza alcol — ha spiegato l’avvocato Giolo —. E’ ovvio quindi che il dato di laboratorio in questione non può avere sempre e comunque un valore probatorio assoluto. Senza dimenticare poi che la 40enne è sempre stata vigile, collaborando con i soccorritori che, la sera dell’incidente, erano giunti in suo aiuto. La mia assistita, infatti, non ha mai dimostrato diminuzione di capacità di giudizio, riduzione dei freni inibitori e leggera difficoltà a compiere ossia tutti quei sintomi che dovrebbe avere chi ha un tasso alcolemico come quello che le è stato trovato nel sangue».
MA LA PERIZIA dimostra anche un’altra cosa ovvero che «siccome il massimo della concentrazione ematica (picco alcolemico) viene raggiunto in 40 minuti circa a stomaco pieno, si deve ipotizzare che il picco si sarebbe avuto intorno alle 22 e non prima».
«Quindi — prosegue ancora la perizia che si basa sul fatto che l’incidente è avvenuto alle 21.20 — ipotizzando che la 40enne avesse assunto alcolici prima di mettersi alla guida, è evidente che al momento del prelievo (alle 23.24) l’alcolemia doveva per forza di cose essere in fase ‘calante’».
Un’analisi che ha convinto il giudice Barbara Andreetti a optare per l’assoluzione della 40enne.
«Non si poteva certo affermare — ha commentato soddisfatta l’avvocato Giolo dopo la sentenza — che la mia assistita possa aver assunto alcolici dalle 21.20 alle 23.24 mentre era soccorsa dai vigili del fuoco e dal personale del Suem 118. Come sarebbe stato possibile per una donna appena estratta dalle lamiere della sua vettura, procurarsi dell’alcol e assumerlo senza che le persone che le stavano intorno per aiutarla se ne avvedessero? Per la signora Fantinato è davvero la fine di un incubo».
QUELLA SERA la 40enne era alla guida della sua Fiesta quando, all’altezza del chilometro 48 della Statale 16, mentre si stava recando a lavorare al turno di notte, perse improvvisamente il controllo della propria auto finendo contro un’altra che proveniva dalla direzione opposta. Nello schianto la donna riportò, vari traumi in gran parte del corpo e, dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale, dovette praticamente restare immobile a casa per altri due mesi per evitare conseguenze peggiori. La signora tornò a camminare normalmente dopo tre mesi.
di Marco Signorini
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