Appartiene a un 64enne finito in acqua per un incidente: stava cercando di riparare il motore della propria barca quando è finito in acqua ed è stato inghiottito dalle forti correnti del Po che non gli hanno dato scampo
Rovigo, 9 maggio 2008 - STAVA CERCANDO di riparare il motore della propria barca quando è finito in acqua ed è stato inghiottito dalle forti correnti del Po che non gli hanno dato scampo. A fare la drammatica fine è stato il 64enne Giuseppe Stabili, residente a Casalmaggiore (Cremona), il cui cadavere è stato ritrovato l’altro giorno a Santa Giulia. Appartiene proprio a lui, infatti, il corpo in avanzato stato di decomposizione che è stato ripescato dagli agenti del commissariato di Porto Tolle, avvisati da un pescatore che aveva fatto la macabra scoperta.
IL 64ENNE era scivolato nel Grande Fiume lo scorso 24 novembre, proprio all’altezza di Casalmaggiore, e il suo corpo è stato quindi trasportato dalle forti correnti fino al Basso Polesine per quasi 200 chilometri.
I familiari ne avevano denunciato la scomparsa ai carabinieri la sera stessa perdendo, ogni istante che passava, la speranza di rivederlo vivo. Il riconoscimento della salma da parte dei parenti, tra l’altro, dovrebbe avvenire proprio questa mattina. La scena finale di un dramma che, purtroppo, è durato quasi sei mesi.
QUEL MALEDETTO giorno Giuseppe, proprio assieme al figlio, si era recato all’attracco della «curva 27» del Po per andare a recuperare la sua imbarcazione. Poi, dopo averla messa in moto, dirigendosi verso la piazzola da dove doveva tirarla a riva, si accorse che c’era qualche cosa che non andava. Il motore dell’imbarcazione, infatti, iniziò ad andare fuori giri, portando la barca a girare su se stessa come se fosse impazzita. A quel punto il cremonese cercò in tutti i modi di riparare il guasto stando sopra la barca. Attimi coincitati dove, forse proprio a causa di un brusco movimento del natante, potrebbe aver perso l’equilibrio finendo in acqua. A riva del fiume, oltre al figlio, c’erano anche due anziani pescatori che assistettero alla scena sentendo anche un grido di aiuto lanciato da Giuseppe. L’ultimo prima che la barca — nascosta dalla vegetazione che c’era nella zona — comparisse senza più nessuno a bordo.
LA POLIZIA è riuscita a risalire all’identità del cremonese grazie al telefonino ritrovato ancora all’interno degli indumenti che indossava quel giorno il 64enne. La carta Sim, ancora integra, ha permesso infatti agli inquirenti di contattare i familiari del lombardo. La salma si trova all’ospedale di Adria a disposizione del pm di turno, il sostituto procuratore Sabrina Duò.
Marco Signorini
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