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VOLANTI SOTTO ACCUSA

"Dubbi sulla legittimità delle intercettazioni"

L'avvocato Tosini assume la difesa di cinque agenti indagati per aver dormito in auto. I 22 poliziotti delle Volanti vengono intercettati con il gps che fornisce in diretta la loro posizione Commenta
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Controlli notturni Rovigo, 22 aprile 2008 - «INTERCETTARE i dipendenti mentre lavorano? Non mi pare che la legge lo preveda e, ad ogni modo, andrebbe verificata la legittimità delle apparecchiature che sono state usate per farlo». A sostenerlo è l’avvocato Franco Palmiro Tosini che ha assunto la difesa di cinque dei 22 agenti delle Volanti, accusati anche di aver dormito nell’auto di servizio, indagati per abbandono di posto con interruzione di servizio, falso in atto pubblico e truffa ai danni dello stato.

 

Accuse arrivate in seguito a un’indagine della squadra mobile partita in occasione dei controlli fatti dalla questura al «Tira tardi» — il locale di viale Porta Po che si era trasformato in un vero e proprio market della cocaina e che è stato chiuso nelle scorse settimane con 16 persone finite in carcere — che, probabilmente, non sono stati graditi da una delle persone finite nell’inchiesta. Sarebbe stato proprio uno dei segnalati, infatti, ad essersi rivolto ai carabinieri dicendo che un agente gli aveva chiesto dei soldi per chiudere un occhio.

 

A quel punto i militari hanno deciso di trasmettere tutti gli atti in Procura e il pm che è stato incaricato di svolgere le indagini — il sostituto procuratore Ciro Alberto Savino — ha allertato proprio la squadra mobile. E’ così sono scattate le indagini con le relative intercettazioni ambientali. Intercettazioni che hanno dimostrato l’assoluta estraneità ai fatti del poliziotto ma che hanno portato alla luce come dei 30 agenti che prestavano servizio alle Volanti, 22 non abbiano sempre rispettato la tabella di marcia prevista per i pattugliamenti notturni, da mezzanotte alle 7 di mattina.

MA, una volta che le indagini — fatte con gps e ‘cimici’ — hanno dimostrato che l’agente accusato di concussione era ‘pulito’, le intercettazioni ambientali potevano essere usate ‘sorvegliando’ dei dipendenti pubblici che non ne erano a conoscenza? E’ proprio ciò che si domanda l’avvocato Tosini che, ora, valuterà quali contromosse adottare a favore dei suoi assistiti.

 

Fatto sta che, tra le accuse a carico degli agenti, c’è anche quella di falso in atto pubblico perché, in sostanza, avrebbero compilato il diario di bordo facendo risultare un tracciato soltanto in parte effettuato oppure svolto facendo delle deviazioni. «In alcuni casi, però — tiene a precisare l’avvocato Tosini — ci sono dei semplici errori materiali nella compilazione del diario di bordo e questo lascia intendere l’assoluta buona fede di chi gli ha redatti». Errori in buona fede, dunque, e nessuna volontà di imbrogliare.

 

E le deviazioni fatte e non previste dal tracciato? Beh, se queste ci sono state in risposta a una chiamata di soccorso, non c’è bisogno di dire altro. Come sarebbe avvenuto in un caso quando una pattuglia di agenti avrebbe fatto un cambio di rotta verso l’ospedale dove era stato richiesto il loro intervento. Una deviazione sicuramente ma per ‘nobili’ motivi.
E se, invece, in altri casi, i poliziotti avessero deciso di andare a prendere un caffè per riprendere un attimo le forze cercando magari l’unico locale aperto nel circondario? Qui il discorso si fa più difficile e, chiunque sa cosa significhi lavorare, può rispondersi da sé. Ci si può consentire una breve pausa dopo una notte intera passata a sorvegliare vie e viuzze? O quei 10 minuti possono essere decisivi per la lotta al crimine?

A FARE CHIAREZZA sarà la magistratura verificando le accuse a carico di ciascun indagato e quanto effettivamente siano durate le pause. Alcuni degli agenti pare siano finiti nei guai anche per essere rientrati in questura anticipatamente quando, invece, dovevano essere ancora in pattugliamento. Ma loro si difendono dicendo che era per compilare gli atti di servizi appena svolti.
«Vorrei esprimere il mio apprezzamento per come i sindacati e la questura hanno gestito la vicenda — conclude Tosini — dimostrando la cautela che serve in questi casi. Ad ogni modo non credo fosse necessario coinvolgere la giustizia penale. La cosa andava risolta in ambito giuslavorativo».

di MARCO SIGNORINI

 
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