Rovigo, 18 aprile 2008 - Da Badia a Gavello, da Pontecchio a Gaiba: tutti i comuni interessati dalla futura autostrada Nogara-Mare ieri hanno sbattuto sul tavolo della Commissione regionale di Via (e davanti all’assessore veneto alla Mobilità Renato Chisso) i loro se, i loro ma, i loro sì e qualche no. L’occasione era ghiotta perchè la Commissione ha deciso di aprire i lavori a Palazzo Celio coinvolgendo tutti i protagonisti del progetto: chi lo fa, chi lo ‘accoglie’ (più o meno volentieri) e chi lo valuta. Un’occasione per esprimere a quattr’occhi perplessità, dubbi o proposte. Tanto che anche i comuni veronesi hanno voluto dire la loro. L’unico a non approfittare dell’opportunità, per dirla tutta, è stato il Comune di Rovigo.
Nonostante Palazzo Nodari abbia inoltrato alla Regione qualche proposta, come lo spostamento più a sud del tracciato, ieri non ha voluto microfoni. Di carne al fuoco, comunque, ne è stata messa abbastanza. Ma le osservazioni presentate dai Comuni saranno tenute in considerazione nel futuro assetto dell’opera? L’assessore regionale Chisso ha voluto tranquillizzare Provincia e Comuni: avanti tutta ma con spirito di collaborazione, purchè sia costruttiva.
Ma veniamo alle richieste espresse dai sindaci dei diversi Comuni intervenuti all’incontro presieduto dall’ingegnere Silvano Vernizzi (Veneto Strade). Ogni realtà ha fatto presente la soluzione che meglio ‘calzerebbe’ sul territorio. Da Paolo Meneghin (Badia Polesine), con la proposta di una bretella per collegare lo svincolo del futuro casello di Badia e l’area produttiva di Crocetta, al ‘collega’ di Fratta Polesine, il sindaco Riccardo Resini, ne ha approfittato per ricordare l’importanza dell’opera: "Il casello ci offre una grossa opportunità, anche perchè sorge vicino alla macroarea produttiva di Villamarzana: chiediamo solo di ‘eliminare’ una bretella di collegamento non necessaria".
Molto meno ‘accomodanti’ sono stati il sindaco di Pontecchio, Davide Rizzi e quello di Bosaro, Remo Randolo. Rizzi, in particolare, si è fatto portavoce delle proteste dei residenti che non digeriscono l’autostrada così come è stata pensata. Lo hanno detto con i cartelli che occhieggiano dalla campagna, lo hanno detto nell’assemblea pubblica e nel consiglio comunale aperto e il sindaco, ieri, lo ha ricordato alla Commissione e alla Regione: "Pontecchio vede tracciato e casello in modo critico. Il nostro parere è negativo", dice senza mezzi termini. Ma aggiunge anche che alla base non c’è la volontà di dire no e basta: "Le conseguenze dell’opera pensata così com’è a noi non vanno bene. Ad esempio — spiega Rizzi — il casello andrebbe ad insistere sulla provinciale 5, stretta e già ampiamente utilizzata e pericolosa. Questo casello non farebbe che aumentare il traffico. Inoltre l’autostrada influenzerà anche l’assetto idrogeologico del nostro territorio, soggetto, in caso di piogge frequenti, ad allagamenti. Vi chiediamo — è l’appello del sindaco — di tenere conto del nostro messaggio".
Come Pontecchio anche il comune di Bosaro storce il naso: "Il nostro territorio verrebbe attraversato da un cavalcavia e sarà un bel pugno nell’occhio: ma serve davvero il casello di Pontecchio? — chiede il sindaco Randolo — Va tolto, così anche il tracciato che ci riguarda può essere mutato. Come sono state trovate soluzioni con le varianti nei comuni veronesi, potrebbero essere trovate anche in Polesine". A chiudere gli interventi dei Comuni è stato il presidente della conferenza dei sindaci: più che sull’impatto ambientale Tosini ha puntato su quello....economico (interpretando, tra l’altro, il pensiero di tutti i comuni).
Ricordiamo infatti che l’autostrada sarà gratuita per i residenti per almeno dieci anni entro tratti di 15 chilometri: "Questo benefit — ha detto Tosini — è insufficiente. Pensiamo, ad esempio, all’ospedale di Rovigo e al suo ‘fratello’ a Trecenta: entrando ora al casello di Rovigo per andare a Trecenta, lungo la Transpolesana, non paghiamo nulla. Ma domani non sarà così perchè il tragitto supera i 15 chilometri. Chiediamo che il benefit riguardi l’intero percorso".
di Maristella Carbonin
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