Rovigo, 11 aprile 2008 - ERA solo uno scherzo, come sostiene il direttore della casa circondariale? Certo è che prelevare una persona detenuta dalla sua cella, portarla nel corridoio del carcere, dargli in mano un cartello con varie scritte fra cui «Grazie per la terapia» e fotografarlo, è assai umilante per chi viene ritratto e in generale, se di scherzo si trattava, sicuramente di cattivo gusto.
PER FAR LUCE sulla vicenda, oltre ad un’inchiesta interna del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio Ispettivo, verrà aperto un fascicolo anche da parte della Procura rodigina, come ha confermato ieri il procuratore Lorenzo Zen. Per il momento sarà a carico di ignoti, ma il reato che si potrebbe ipotizzare è quello di violenza privata, per lo più con l’aggravante che il fatto sarebbe stato compiuto da un pubblico ufficiale, quale è infatti un agente di polizia penitenziaria. Che la foto del detenuto marocchino sia stata scattata dal personale appartenente alla polizia penitenziaria, lo dice la Cgil funzione pubblica del Veneto in una lettera inviata al capo del Dap, Ettore Ferrara al ministro della Giustizia, Luigi Scotti e al sottosegretario, Luigi Manconi nella quale il sindacato sente «il dovere morale e etico di denunciare il fatto».
MA COSA è successo? In sostanza poco prima di Pasqua, sarebbe stata rinvenuta la foto in questione, appesa ad un armadietto di un agente di polizia penitenziaria, ma in posizione un po’ nascosta. Un’immagine che risale a più di un anno fa nella quale oltre al detenuto, sono ritratte altre persone inequivocabilmente individuabili. «Grazie M... per la terapia data che mi ha fatto guarire», questo il testo del cartello incriminato. Della vicenda è stato subito messo al corrente il direttore del carcere Fabizio Cacciabue, il quale anzichè avviare un’indagine interna, ha messo tutto a tacere, ritenendolo in sostanza un episodio di poco conto. Anzi. Dalla relazione del dirigente del carcere risulta che il detenuto, nel frattempo dimesso dall’istituto di pena, sarebbe stato dileggiato per «l’ottimo rapporto» che aveva con la polizia penitenziaria, e non per razzismo. L’episodio, afferma il provveditore regionale per le carceri del Veneto Felice Bocchino, sarà comunque oggetto di una visita ispettiva per chiarire meglio la dinamica dei fatti.
DI TUTT’ALTRO parere invece la Fp Cgil del Veneto che ha segnalato la vicenda rilanciata l’altro ieri dal sottosegretario Luigi Manconi (foto in basso a sinistra). «Il direttore del carcere di Rovigo — rilevano Alessandro Biasioli, della segreteria regionale Fp Cgil, e Giampiero Pegoraro, coordinatore regionale veneto Fp Cgil penitenziari — è stato informato di quanto accaduto attraverso una relazione ma la sua non è stata una reazione colma di sdegno bensì propensa a sottovalutare l’episodio definito in termini di "bonarietà". Riteniamo gravissimo questo episodio ma altrettanto inquietante — è detto ancora — la reazione, che assume aspetti di complicità, del direttore dell’istituto. Crediamo non esistano deroghe ai dettati degli articoli 2 e 3 della Carta Costituzionale che riconoscono i diritti inviolabili dell’uomo, la pari dignità sociale e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. E’ doloroso per noi denunciare questo increscioso episodio in quanto pensavamo che i soprusi di Genova 2001 facessero ormai parte degli archivi. Chiediamo l’impegno di tutti affinchè questo fatto rimanga isolato ma contemporaneamente chiediamo anche l'intervento autorevole di quanti ricoprono ruoli di responsabilità nella gestione del sistema carcerario in Italia».
A rendere noto l’episodio era stato l’altro ieri il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, il quale ha già chiesto al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e al Capo dell'Ufficio Ispettivo che «vengano effettuati tempestivi e completi accertamenti affinchè sia fatta chiarezza sull’accaduto e che, qualora il fatto venga confermato, siano presi provvedimenti nei confronti degli eventuali responsabili di atti che, per come sono stati descritti, sarebbero lesivi della dignità personale». Gli ispettori sono attesi a Rovigo nei prossimi giorni, in maniera tale da fare al più presto chiarezza su questo episodio.
Carlo Cavriani
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