Sviluppo e fede nel progresso, paesaggi illuminati dalla luce elettrica e cabaret, teatri e cinema in pieno fermento. Era la Belle Epoque, movimento europeo che anche in Italia ebbe il suo momento d'oro, tradotto in arte da firme quali Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Gioli, Banti e Panerai, protagonisti della mostra "La Belle Epoque. Arte in Italia 1880 - 1915", a Palazzo Roverella di Rovigo dal 10 febbraio al 13 luglio.
In mostra, circa 110 dipinti e una trentina di affiches che racconteranno ai visitatori un periodo unico, soprattutto attraverso il genere più diffuso all'epoca: il ritratto femminile. Ma non solo: le mode e le pose, le pause dell'intimità e della ricreazione, i momenti pubblici con le escursioni al parco o alle riviere, le promenade e i rendez-vous, le sfilate di moda, le gite al lago o al mare, la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni, i casinò, le passeggiate a cavallo, i riti mondani, le galanterie, ma anche i vizi e gli eccessi di quest'epoca, sono i protagonisti dell'arte del periodo, emblematici di un'epoca caratterizzata dall'ottimismo.
Al centro delle raffigurazioni c'è, comunque, sempre la donna. Tra il 1880 e il 1915 molti furono i ritrattisti che si dedicarono alla fisionomia femminile: ne è emblema la "Giornata d'inverno. Ritratto della signora De Nittis", realizzato nel 1882 da Giuseppe De Nittis.
E se Boldini, ritrattista in carica della nobiltà parigina, si concentrava su aristocratiche coquettes, nel primo decennio del Novecento emerge una femminilità più complessa e di un'eleganza meno ufficiale, come nel caso di due noti ritratti di Oscar Ghiglia, entrambi del 1908: "Ritratto della Marchesa dè Fornari" e "La Signora Papini". E poi le icone femminili al lavoro, quelle dei dipinti "Il romanzo di una cucitrice" di Umberto Boccioni (1908) e "La cucitrice" di Antonio Mancini (1914).
Alla divulgazione di miti e modelli presso il vasto pubblico, quello fuori dai musei, provvedevano invece gli "affichistes", primo tra tutti Leonetto Cappiello che, come pochi altri, segnò l'evoluzione della pubblicità dell'epoca.