Rimini, 2 maggio 2008 - Come ti 'sbianco' il nero. Da ieri ballano meno i signori del sommerso. Quel vasto popolo trasversale a quasi tutte le categorie di lavoratori autonomi (con qualche pubblico dipendente di complemento in caso di doppio lavoro pomeridiano), che da sempre tira a campare contando vivamente sui buchi nella rete dei controlli. Fine della pacchia. E’ entrato in vigore il decreto 231, che dal 30 aprile riduce ai minimi termini l’uso di contante. Ma soprattutto garantisce una maggiore tracciabilità delle operazioni di incasso e pagamento degli assegni. Un’autentica mannaia per gli assegni in nero e post-datati.
La soglia per l’utilizzo del contante e di titoli al portatore è stata abbassata da 12.500 a 5.000 euro. Ingannare il fisco diventa sempre più mission impossible. Obbligatoria l’indicazione del codice fiscale del girante sugli assegni liberi. Anche se si utilizzano i vecchi blocchi di assegni che ciascuno di noi ha da qualche parte in casa (tra l’altro fino all’altro giorno, segnalano alcune banche, "c’è stato chi ha fatto incetta di blocchetti del vecchio conio, gratuiti, per evitare la mini-imposta di 15 euro a blocco che si pagano da ieri sui liberi"). Senza codice fiscale da adesso la girata è nulla. Banche (e Poste) non pagano l’assegno. Non solo: l’emissione di effetti con la dicitura «a me medesimo» è consentita solo se sono staccati direttamente per l’incasso a uno sportello.
"Di fatto si blocca l’utilizzo di assegni post-datati che sinora venivano utilizzati come veri e proprio titoli all’ordine", spiega un addetto del settore bancario. Altra novità imposta dal nuovo decreto legge: anche per assegni circolari, vaglia postali e cambiari è necessaria l’emissione con clausola di non trasferibilità. Insomma, così non si trasferisce più neanche... il nero. In che modo succedeva?
Un esempio: un privato paga un idraulico che gli fa lavori. Vuole risparmiare l’Iva, e paga in nero. Con un assegno (strano, ma vero, e molto frequente: il privato non rischiava nulla). L’artigiano lo versa in ditta, che deve giustificarlo. E lo dà a sua volta in pagamento a un fornitore, per merce senza fattura in nero. Poi l’assegno finisce a un dipendente della nuova ditta per pagamento di straordinari in nero. Nessuna traccia. Tutti felici e contenti. Ora non più.
"Un tempo — confida un operatore — le banche avevano i caveau pieni di assegni post datati frutto del nero. Successivi giri di vite gli hanno parzialmente svuotati. Nel Riminese restava possibile fare triangolazioni con certe finanziarie e fiduciarie estere, a partire da San Marino. Anche questo dovrebbe essere acqua passata". "Lamentele da molti artigiani per i quali il nero era l’unico utile reale", dicono da una banca della zona. "Quelli erano già destinati a saltare, resterà un’economia più sana", fanno eco dalla Popolare Valcona di piazza Malatesta. Gli effetti veri sull’economia locale si vedranno tra alcuni mesi. "Nessun problema particolare nel primo giorno del nuovo regime degli assegni", dicono dalla Popolare dell’Emilia Romagna di via IV Novembre.
Sulla spiaggia libera di Rimini porto, dall'1 al 4 maggio, sei squadre e oltre 130 cavalli scendono in campo nell’unico torneo su sabbia in Europa