Rimini, 27 marzo 2008 - Nessuno ‘sconto’ agli assassini di Elio Morri. Ieri mattina, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna, ha confermato i 30 anni di carcere inflitti in primo grado ai due giovani romeni che uccisero a calci l’operatore della Giovanni XXIII, nel corso di una delle loro scorribande notturne.
Il massacro si era consumato la notte del 15 maggio del 2006, al bagno 106. L’epilogo tragico della notte brava di Eduard Arcana e Marian Balauca, ventenni romeni e amici d’infanzia.
Prima di incrociare il destino di Morri, era toccato a un riminese che passava in bicicletta, poi a due giovani tedeschi che a differenza della loro connazionale, erano riusciti a fuggire, prima di essere pestati e rapinati. La ragazza, quasi ci aveva rimesso un occhio, ma a lei avevano strappato quel telefonino che avrebbe portato poi gli investigatori sulle loro tracce.
L’ultima vittima era stato Morri, 48 anni, collaboratore della Papa Giovanni. Un uomo grande e grosso e dal cuore immenso che altro scopo non aveva nella vita, se non quello di dare una mano ai disgraziati. Stava pedalando sulla spiaggia sulla sua vecchia bicicletta, quando aveva incontrato i due giovani. Nemmeno il tempo di chiedere ‘chi siete?’ che era stato scaraventato a terra, e preso a calci in faccia, fino a quando non si era più mosso. In tasca non aveva un soldo, e anche se ne avesse avuti glieli avrebbe dati, se solo li avessero chiesti.
Se n’erano andati via con un’alzata di spalle, credendolo svenuto. Invece stava morendo, e quando più tardi erano tornati e l’avevano trovato nella stessa posizione, di nuovo l’avevano abbandonato a se stesso. A trovarlo, il mattino dopo, era stato il bagnino, che aveva scambiato il rantolo della morte con il russare di un ubriaco. La Polizia li aveva rintracciati pochi giorni dopo, grazie al cellulare rapinato alla ragazza tedesca. Quando Eduard e Marian, difesi da Piero Venturi e Tiziana Casali, erano stati arrestati, erano crollati, finendo con il confessare anche quello che gli investigatori non sapevano. La famiglia di Morri, rappresentata dall’avvocato Maurizio Ghinelli, si era costituita parte civile, chiedendo giustizia con grande dignità. Il 17 maggio 2007, il giudice riminese li aveva condannati con rito abbreviato a trent’anni. Ieri in Appello, sono state negate loro tutte le attenuanti e confermata la condanna.
In concomitanza dei festeggiamenti della fondazione dell’Aeronautica Militare, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi è decollato dall'aeroporto militare e ha sorvolato la propria diocesi con un elicottero HH-3F in dotazione all'83/o Csar di Rimini.