I titolari di un negozio del centro, entrambi cinquantaseienni, sono stati rinviati a giudizio per il reato di usura. Questo è il risultato di lunghe indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Reggio, coordinate dal pm Maria Rita Pantani
Reggio Emilia, 6 maggio 2008 - I titolari di un negozio del centro, entrambi cinquantaseienni, sono stati rinviati a giudizio per il reato di usura. Questo è il risultato di lunghe indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Reggio, coordinate dal pm Maria Rita Pantani, sui movimenti finanziari sospetti rilevati in città. L'attività dei due sospetti usurai si sarebbe protratta per circa due anni, dal 2000 al 2002, e avrebbe avuto come vittima un imprenditore reggiano che, per fronteggiare serie difficoltà finanziarie, si sarebbe rivolto alla coppia di commercianti tramite una terza persona.
Secondo le indagini, a fronte di un prestito di 310 milioni di lire, è stata restituita una somma di 540 milioni di lire, per un tasso usurario di poco inferiore al 100 per cento. L'usurato, sostiene l'accusa, per poter far fronte alle richieste di interessi, è stato costretto a vendere immobili. Per la concessione dei prestiti, i due commercianti denunciati - spiega la finanza - seguivano una prassi consolidata: veniva emesso mensilmente un assegno a favore dell'imprenditore e, contestualmente, veniva richiesto a garanzia un assegno postdatato di un mese (mediamente 36 milioni di lire), per un importo maggiorato del 20-30 per cento di interesse mensile.
E' ancora al vaglio degli inquirenti la posizione di altre possibili vittime dei due. Uno degli imputati era già noto agli inquirenti perché nel 1993 era stato destinatario di un provvedimento di custodia cautelare in carcere per estorsione. Le pene previste dalla legge per il reato di usura possono giungere anche a dieci anni di reclusione e 30 mila euro di multa.
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