Il disastro D'Alesio ha tenuto banco anche nel day-after granata. La Reggiana schiuma rabbia e nutre legittime preoccupazioni per la sfida del 6 aprile che deciderà il futuro della squadra di Alessandro Pane. Il club granata pretende un arbitro che dia le massime garanzie
Reggio Emilia, 28 marzo 2008 - Il disastro D'Alesio ha tenuto banco anche nel day-after granata. La Reggiana schiuma rabbia e nutre legittime preoccupazioni per la sfida del 6 aprile che deciderà il futuro della squadra di Alessandro Pane. Il club granata pretende un arbitro che dia le massime garanzie. Perlomeno a livello di forma e di quotazione agli occhi dei responsabili della Can di serie C. La Reggiana non resterà a guardare, effettuerà passi (ufficiali o ufficiosi) nelle alte sfere. «E’ una partita determinante - osserva il vicepresidente Clarfiorello Fontanesi - e la commissione dovrebbe avere la massima sensibilità. Mi auguro vivamente che mandino il miglior arbitro della serie C. Non certo uno come il signor D’Alesio». Il fischietto forlivese aveva incrociato i granata un anno fa, in Reggiana-Bellaria, dell’11 febbraio 2007, finita 0-0 (nella foto mentre entra in campo). Mercoledì ha sbagliato tutto. «E’ stato un arbitraggio pessimo - esclama Fontanesi - fin dall’inizio e con errori da tutte e due le parti. Ero seduto accanto a Massimo Varini e al presidente del Bassano (Roberto Masiero, ndr), che ci ha accolto in modo splendido. Beh, anche lui era stupito nel vedere sbagli da principiante. Come la simulazione a Mazzoleni, su quel contatto in area con Stefani. Non aveva neanche protestato... La partita è stata normale fino a quando D’Alesio non è incappato in uno svarione incredibile. Doveva ammonire Pirri per il fallo su Stefani e concedere la punizione. Ha lasciato correre e subito dopo ha cacciato Malpeli per un intervento che non meritava il cartellino giallo. Un’espulsione scandalosa. L’arbitro ha falsato la prospettiva della gara. Guarda caso il secondo espulso è stato Stefani, cioè il giocatore che aveva subito un fallo plateale, riconosciuto dallo stesso Pirri. I calciatori sono uomini, mi sento di giustificarlo».
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