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L'OMBRA DELLA 'NDRANGHETA

In manette un insospettabile artigiano
Sua la pistola dell'agguato di Crotone

Arrestato Carmelo Tancrè: residente a Reggio, deve spiegare perché la sua 357 Magnum era sul luogo dell'assalto al presunto capocosca Luca Megna, avvenuto lo scorso sabato a Papanice, vicino Crotone. La figlia di Megna, 5 anni, è stata ferita gravemente

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La casa dell'arrestato Reggio Emilia, 27 marzo 2008 - L’Appartamento al primo piano in via Pinturicchio ha le imposte abbassate. Mattoncini a vista, una bella palazzina di quattro piani in una nuova zona residenziale tranquilla abitata per lo più da famigliole.
Tranquillità che però l’altra sera è stata squarciata dal suono delle sirene e dall’irruzione della polizia. Gli agenti della squadra Mobile, su ordine del pm Pierpaolo Bruni della Procura di Crotone applicata alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno arrestato Carmelo Tancrè, originario di Isola Capo Rizzuto.

L’ordine di cattura è stato emesso per porto abusivo di armi. Nella sua abitazione, infatti, non sono stati trovati 16 fucili che ha il permesso di detenere per uso sportivo. È indagato per concorso in omicidio perché sulla scena dell’agguato mortale a al presunto capocosca di ’ndrangheta Luca Megna, avvenuto lo scorso sabato a Papanice, una frazione di Crotone, è stata ritrovata una pistola 357 Magnum registrata a nome del 34 enne Tancrè. Nel corso della stessa sparatoria i killer hanno ferito gravemente anche la figlia di Megna di 5 anni.

Davanti agli inquirenti calabresi che lo accusano di concorso in omicidio, l’uomo, che è incensurato, non ha fornito spiegazioni sul perché l’arma, da lui legalmente detenuta e di cui pare non sia stato denunciato il furto, sia stata ritrovata sul luogo dell’orrendo delitto di sabato santo: dagli accertamenti è emerso che l’agguato è stato compiuto almeno quattro persone che hanno utilizzato delle armi, pistole e fucili, di almeno tre calibri diversi. Al pm di reggio, Maria Rita Pantani, l’uomo avrebbe detto che probabilmente la pistola gle è stata rubata.

Nella casa non sono state ritrovate, invece, altre armi che l’uomo avrebbe dovuto regolarmente detenere per uso sportivo, di qui l’accusa e l’arresto per porto abusivo delle armi. Durante la perquisizione la polizia ha anche trovato della cocaina.

La pistola, secondo l’esame balistico effettuato immediatamente dopo il ritrovamento sul luogo dell’agguato, non ha sparato, ma gli inquirenti vogliono capire quale possa essere il ruolo in questa vicenda del giovane artigiano arrestato.

L’altra sera, martedì, il blitz della polizia reggiana. Gli agenti della Mobile, guidati da Antonio Turi, sono arrivati presso l’abitazione dell’uomo in via Pinturicchio. È quasi l’ora di cena. La famiglia non c’è ancora: sono di ritorno dalle vacanze di Pasqua, in Svizzera ha detto l’uomo. Il mandato di perquisizione ha permesso agli agenti di controllare da cima a fondo il garage e la vettura dell’uomo: gli abitanti del condominio si sono molto allarmati da tutta questa situazione. Poi, una volta arrivato, per Tancrè sono scattate le manette. Il tutto davanti alla moglie e alla piccola figlia di 7 anni.

I vicini non vogliono parlare di questa vicenda: nessuna luce della ribalta per una vicenda che ha i contorni rossi del sangue. Dicono solo che abitano al primo piano, che non li conoscono bene e che sono in quell’appartamento, in affitto, da circa un anno. In via Pinturicchio è tornata la calma: di quanto successo rimangono solo i sigilli posti al garage. Ora la partita si è già spostata a Crotone per l’interrogatorio.

Luca Degl'Innocenti

 









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Daniele Piombi

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