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Reggio Emilia

IL PERSONAGGIO / DANIELE PIOMBI

"Faccio poca tv perché a 75 anni
è meglio vivere che apparire"

E' considerato uno dei presentatori storici della nostra Tv. Daniele Piombi, classe 1933, nato a San Pietro in Casale (Bologna) si trasferì a Reggio con la famiglia dopo le scuole medie. Gli studi scientifici allo 'Spallanzani', po Scienze politiche a Firenze

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Daniele Piombi Reggio Emilia, 25 marzo 2008 - E siamo a 47. Sabato 29 marzo su Raiuno, lei condurrà con Milly Carlucci, il “Premio regia televisiva”, manifestazione che ha lo scopo di attribuire gli Oscar Tv ai protagonisti dell’ultima stagione.

Una messa in onda anticipata e qualche polemica: cosa ne pensa lei che è il deus ex machina?
«Penso che sarà una trasmissione bellissima, curata e studiata nei dettagli. Polemiche? Non proprio. Ci tengo a precisare - ma non per immodestia - che questa trasmissione nata più di quarant’anni fa da una mia idea, vede nella Rai solo un’esclusiva d’antenna. In realtà, avevo chiesto di andare in onda il lunedì, una serata più tranquilla, con meno concorrenza televisiva. Il giorno mi sembrava migliore per l’auditel. Ma va bene anche così…».

Qualche anticipazione?
«Avrò al mio fianco una grande signora della Tv, Milly Carlucci. Ad attribuire gli oscar, una giuria composta, tra gli altri, da Renzo Arbore e Forattini».

Ad un uomo di televisione come lei, qual è la tv che vorrebbe vedere?
«Non sopporto i reality e non mi piacciono neanche certe trasmissioni come ‘X factor’, quella in cui Simona Ventura dovrebbe lanciare nuovi talenti. Sono un patito della televisione che informa: da Report a Matrix e Tv sette. Inoltre, certi personaggi come la Parietti, credo abbiano un po’ stancato con il loro presenzialismo. Possibile che Alba vada in tutti i programmi come esperta di ogni argomento?».

In questi ultimi anni, invece, lei in televisione la vediamo meno…
«E’ vero. Ma arrivati ad una certa età, credo sia meglio vivere che apparire. Mi piace occuparmi dei miei cani, delle mie case, della mia barca. Un sogno professionale, però, lo coltivo ancora: vorrei una trasmissione tutta mia dedicata alla scoperta della provincia italiana, tra gastronomia e folclore».

A differenza di lei, il suo collega Pippo Baudo, preferisce la sovraesposizione…
«Pippo è un grandissimo professionista e lo ha dimostrato, nonostante tutte le critiche, anche in questo ultimo Sanremo. Un festival che mi è piaciuto, a sua immagine e somiglianza. Forse, esagera un po’ nel voler fare un po’ tutto. Ma quando si ha in mano il bastone del potere è troppo difficile abbandonarlo».

Nato nel Bolognese, si è trasferito giovanissimo a Reggio. Che rapporti ha mantenuto con la nostra città?
«Tutte le mie radici e una casa in via Lero. I miei genitori riposano al cimitero di Boretto, dove ho tantissimi parenti. Ma tutta la mia carriera è legata a Reggio. Lo stesso Premio della Regia è nato qui, frutto della collaborazione col grande amico Sandro Gasparini, noto anche per essere stato l’ideatore del Marabù. Ecco, un rimpianto ce l’ho sa?».

Quale?
«Negli anni Settanta Sandro mi offrì due azioni del Marabù, che è stata una delle discoteche più importanti a livello europeo e io rifiutai. Non ne avevo intuito il successo».

Intanto, Daniele Piombi ha deciso di fare causa agli Oscar del cinema. Lo scorso anno il conduttore è stato infatti costretto a cambiare nome al suo «Premio regia televisiva - Oscar dell' anno». La decisione è stata presa dopo che l' Academy of motion picture arts and sciences, la società delle statuette hollywoodiane, aveva minacciato una causa legale alla Rai. La parola Oscar, infatti, è un marchio registrato. Nonostante il fatto che anche «Oscar Tv dell' anno» fosse stata depositata da Piombi nel 1986, la Rai ha valutato rischioso aprire un contenzioso e ha convinto il conduttore a cancellare la parola incriminata. Ora la contromossa di Piombi. Che ha citato in giudizio l'Academy per chiedere due cose: la convalida del proprio marchio, ma anche una dichiarazione di nullità, in Italia, del marchio «Oscar» per «volgarizzazione». La parola "Oscar" da sola è infatti divenuta in Italia un termine entrato a far parte del linguaggio comune.


 









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