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In attesa del sì di Valter Scavolini,
il vecchio palas diventa un rebus

Per la ristrutturazione del palazzetto ci vogliono 2,5 milioni di euro e l'impegno di Valter Scavolini a valutare un suo intervento ha portato l’amministrazione comunale a rinunciare all’idea di un abbattimento con ricostruzione

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Vecchio palas, Pesaro Pesaro, 15 maggio 2008 - Come spesso accade al Comune di Pesaro la soluzione del rebus è più lontana di quello che sembra e pare. Lontana, soprattutto, rispetto agli annunci. Ciò vale anche per la ristrutturazione del vecchio palas di viale dei Partigiani. L’impegno di Valter Scavolini a valutare un suo intervento diretto nella 'straordinaria manutenzione' del palas degli scudetti ha portato l’amministrazione comunale a rinunciare all’idea di un abbattimento con ricostruzione (per un auditorium, magari polifunzionale, da duemila posti).

 

L’esplosione del volley femminile, per qualche anno relegato a Montecchio, ha sottoposto a sindaco e giunta la necessità di fare presto per trovare una 'casa' definitiva per le ragazze dello scudetto. Di qui l’accelerazione sull’ipotesi fondi privati e l’apertura di un confronto con la famiglia Scavolini. L’imprenditore delle cucine ha sempre detto: ''Sono disponibile ma dipende dai costi dell’intervento''.

 

L’equipe di architetti ed ingegneri che doveva trovare soluzioni progettuali con annessi costi sta per ultimare il suo lavoro. L’idea è quella di cambiare la copertura (c’è l’eternit) e di ristrutturare l’interno mantenendo inalterata la parte delle tribune e recuperando i solai laterali che avevano provocato la consistente riduzione di capienza dell’hangar. In soldoni siamo tra i 2,5 milioni ed i 3 milioni di euro. Una cifra consistente, anche per un mecenate come Scavolini.

 

Ma non basta, anche se il patron del basket e del volley volesse intervenire direttamente e totalmente non è affato scontato e facile che si possa fare. Soprattutto se, come si è discusso fino ad ora, volesse farlo attraverso un intervento privato, con una sua ditta di fiducia. Esistono, infatti, leggi, regolamenti e procedure che rendono tutto ciò complesso.

 

La via più semplice, quella scontata, è quella della sponsorizzazione: lavori in cambio del nome dell’impianto. Ma per quanti anni dovrebbe chiamarsi PalaScavolini l’impianto per coprire 2,5 milioni di euro di lavori anticipati? Alcuni decenni. Basti dire che per dieci anni di Bpa Palas, la Banca Popolare pagò in anticipo 2 miliardi di lire. L’accordo di sponsorizzazione non esime comunque un ente locale dall’usare procedure di evidenza pubblica (annuncio o gara per lo sponsor, richiesta di gara d’appalto per i lavori) ed è necessario passare in consiglio comunale.

 

Le alternative, peraltro, riguardano anche la gestione dell’impianto. Una volta appurato l’impegno di Scavolini, c’è chi ipotizza un affidamento diretto alla Robursport, per realizzare la cosiddetta 'casa del volley', ma ciò metterebbe il Comune in difficoltà con le altre società sportive e non solo. Aleggia, poi, la soluzione Aspes spa, già utilizzata per l’AdriaticArena e per i cimiteri.

 

Un affidamento 'in house', si dice in termine tecnico, alla società totalmente controllata, che poi sigla l’accordo, tra privati, con Valter Scavolini. Ma non tutti sono convinti, nel Comune e fuori, di far gestire tutto all’Aspes spa del presidente Davide Rugoletti. Da quelle parti, però, punterebbero a qualcosa di più della strordinaria manutenzione. Al sindaco la soluzione del rebus...

Luigi Luminati

 









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