Pesaro, 16 aprile 2008 - "Quei 150 capanni che stanno costruendo sulla spiaggia di Fosso Sejore li hanno chiesti insistentemente i privati. Abbiamo concesso quello che volevano, e ora dicono che sono capanni brutti. Li hanno voluti loro. Noi gli abbiamo solo dato le misure a cui attenersi''. All’Ufficio Urbanistica del comune di Pesaro non ci stanno a passare per chi ha autorizzato la costruzione di una tetra baraccopoli.
La storia è andata così: c’è una spiaggia privata che corre sotto la ferrovia, a ridosso di Fosso Sejore. C’erano da anni decine di orribili baracche, alcune fatiscenti e comunque antigieniche e tutte senza alcuna autorizzazione ma poi in parte condonati. La Provincia, approvando il progetto della pista ciclabile, ha espropriato quel terreno su cui c’erano quei vecchi capanni e ha pagato quanto dovuto. A quel punto, i proprietari hanno chiesto di realizzare dei nuovi capanni nella spiaggia privata che avevano a disposizione.
Il comune poteva rispondere di no, motivando con l’esigenza di non poter autorizzare l’occupazione dell’arenile con una distesa di capanni. I proprietari hanno protestato, facendo balenare l’ipotesi che avrebbero fatto ricorso per bloccare l’esproprio del terreno per il passaggio della pista ciclabile. Così, per evitare guai, nella formulazione del piano spiaggia ecco che è spuntato l’insediamento di 150 capanni di legno, che poggiano su una piattaforma di cemento.
E così è stato approvato. Le costruzioni hanno le dimensioni di un metro e mezzo per due metri, separate da altre. Non ci sono finestre ''perché deve essere solo uno spogliatoio e non una cabina del mare'', si legge nel piano spiaggia. Dice l’assessore al turismo Luca Pieri: ''Quei capanni vanno verniciati subito in sintonia con i colori del mare. Purtroppo il progetto è stato fatto male. Non si dovevano distanziare così, ma occorreva una loro concentrazione in un punto. Ora va risanata la situazione''.
Adesso uno stesso proprietario può avere anche dieci o venti capanni, che sarà libero di vendere o affittare. Insomma, uno stabilimento 'parallelo' che di fatto ha cannibalizzato quel tratto di spiaggia per far posto ad una lottizzazione da anni ’70. D’altronde, ci sono già elettricità, fognature e acqua. Non manca niente, eccetto il buon senso.
Venerdì 18 aprile sul palco del teatro fanese sarà in scena 'Le cinque rose di Jennifer', diretto e interpretato da Arturo Cirillo. Lo spettacolo usa l’ironia come espressione di indagine della solitudine e racconta la giornata di un travestito napoletano rintanato in quattro mura dove far vivere l’illusione di una vita immaginaria