E' sconfortato Leopoldo Golinelli, titolare di 'King Sport', rapinato e messo nel bagagliaio dell'auto da due malviventi. L'occhio tumefatto è segno di una notte da incubo: "E’ stato terribile: il viaggio sarà durato almeno un’ora"
Golinelli, come si sente ora?
"Non sto male. Ma l’angoscia cresce col passare delle ore. Mentre tutto succedeva, ieri, non c’era tempo di pensare. Ora, invece, posso riflettere su quanto sia stato terribile ciò che mi è successo. Che mi sembra anche sempre più incredibile. Le parole mancano e rischiano di essere banali nel commentare la rapina. Ora devo anche farmi medicare l’occhio, mi aspetta un controllo. Non dovrebbe essere niente di grave, per fortuna".
Ci racconta quello che è successo?
"E’ stato tutto molto rapido. Stavo raggiungendo la mia auto a piedi nel parcheggio quando mi sono trovato a fianco di un’auto che sembrava guasta. Il proprietario, uno dei due rapinatori, mi ha chiesto aiuto. Subito dopo sono stato preso al collo dal complice. Dopo avergli dato i pochi soldi che avevo con me, le chiavi di casa e dell’auto e il cellulare, sono stato spinto a forza nel bagagliaio della loro auto. Non so spiegarmi perché. Si immagini cosa provavo lì dentro. Era una situazione del tutto anomala, e come tale poteva finire davvero nel peggiore dei modi. E’ stato terribile: il viaggio sarà durato almeno un’ora. Non capisco che bisogno ci fosse di fare tutta quella strada. Perché quel comportamento dopo la rapina? Avevo consegnato ai rapinatori tutto quello che avevo con me. Si sono presi anche la mia auto. Cosa volevano, di più?".
E’ in grado di riconoscere i due rapinatori? E la loro auto?
"Sono sicuramente extracomunitari. Sono arrivati perfino a chiedermi scusa prima di scaricarmi, dicendo che era la disperazione a guidarli. Naturalmente, questo non può giustificare quanto hanno fatto. Io sospetto anzi che fossero più di due ad aver organizzato il colpo. Forse c’era anche qualche altro complice nelle vicinanze. L’auto non la saprei riconoscere: il cofano era alzato e questo non aiuta a individuarla".
Come è avvenuta la liberazione?
"Mi hanno scaricato vicino al cimitero ortodosso di San Donnino. A quell’ora non c’era nessuno. Per l’unico attimo di fortuna in questa vicenda, in quel momento passava un automobilista che il navigatore satellitare aveva portato per errore in quella via. Grazie al suo telefono cellulare ho potuto chiamare casa e i carabinieri e raccontare tutto".
Che cosa le rimane di questa vicenda?
"Un grande sconforto. In fondo, quello che è accaduto non è niente che si distacchi da quanto si legge o si vede in televisione ogni giorno. E’ un episodio che risulta persino normale, e non ci tengo per niente a farmi pubblicità".
Aveva mai dovuto subire episodi del genere, nel suo passato?
"Per fortuna, no. Sono stati trent’ anni di attività davvero tranquilli. Solo ultimamente ho subito un furto nel piccolo magazzino del negozio, ma non è stato niente di grave. Poi, vari furtarelli negli anni, con clienti che afferravano uno degli articoli in vendita per poi uscire a tutta velocità dal negozio. Ma niente di minimamente paragonabile a quanto è successo lunedì sera nel piazzale davanti al mio negozio".
Alla luce di quello che le è accaduto, qual è il suo giudizio sulla sicurezza dei negozianti e dei cittadini in generale?
"Le mie sono considerazioni generali sulla società di oggi. La situazione è davvero insostenibile. Come ho detto, rientra ormai nella normalità assistere a episodi di violenza come quello dell’altra sera. Che è capitato a me, ma che poteva accadere ad altri. E allora, bisogna ribaltare questa sensazione. Non volevo che fosse divulgata la rapina che mi ha riguardato, con tutto il suo seguito di paura. Ma intanto che ci sono, ne approfitto per fare un appello ai mezzi di comunicazione. Devono martellare su questi episodi, condannarli, martellare ancora. Altrimenti rischia di andare sempre peggio".
di Paolo Grilli
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