L'impennata dei prezzi, mai l'inflazione (+3,3%) è stata così alta dal 2002, fa discutere oltre che preoccupare. Confesercenti: "L’Italia sconta inoltre storiche carenze strutturali nella filiera produttiva e distributiva"
Modena, 2 aprile 2008 - FANNO DISCUTERE, oltre che preoccupare, i dati Istat diffusi ieri sull’andamento dei prezzi a Modena. Sono soprattutto i generi alimentari ad essere ora nel mirino: è anche a causa dei loro aumenti che l’inflazione è infatti balzata al 3,3 per cento annuo in città. "L’andamento dei prezzi degli alimentari – sottolinea Daniele Mariani, presidente Fiesa-Confesercenti Modena – oltre che essere influenzato delle scelte della grande distribuzione, è soggetto anche a variabili internazionali, primo fra tutti l’aumento dei costi dell’energia. L’Italia sconta inoltre storiche carenze strutturali nella filiera produttiva e distributiva".
"IL CONFRONTO tra l’incremento dei prezzi alla produzione (9,6%) e l’aumento dei prezzi al consumo — precisa Alberto Crepaldi, responsabile settore alimentare per Confesercenti — dovrebbe essere di per sé sufficiente a chiarire come sia profondamente sbagliato attribuire alla distribuzione commerciale tutta la responsabilità dell’aumento dei prezzi. Fiesa-Confesercenti – conclude Crepaldi — è già al lavoro per dar vita ad una iniziativa che contemperi il contenimento del prezzo di un paniere di prodotti ortofrutticoli con la valorizzazione del piccolo-medio commercio alimentare. Questo, sulla falsariga di due importanti azioni promosse dall’assessorato alle Politiche economiche di Modena in collaborazione con la nostra organizzazione: ‘Terzo tempo con la pizza’ e ‘Operazione pane comune’. Serve un patto fra commercio, produzione, consumatori ed istituzioni".
"IL COSTO del grano al produttore, dopo una breve impennata, è tornato ai livelli storici — nota il direttore di Coldiretti Modena, Simone Ciampoli —. Sorprende, così, leggere gli aumenti di pane e pasta nell’ultimo anno. E’ evidente che sono in atto pesanti fenomeni distorsivi che moltiplicano i costi per consumatori e imprenditori agricoli. Non è possibile imputare ai prodotti agricoli la colpa degli aumenti. L’andamento delle quotazioni del grano, ora a 0,24 euro al chilo con un calo del 27 per cento rispetto al massimo storico, non può essere considerato un alibi".
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