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Modena

L'INCHIESTA

Criminalità, il clan dei Casalesi
alla conquista dell'edilizia modenese

Un anno fa  un imprenditore fu gambizzato da a Castelfranco. La 'mafia dei cantieri' esiste e si è estesa a macchia d'olio. Il comandante dei carabinieri Rizzo: «Impongono la manodopera e le ditte da utilizzare oltre l'acquisto di materiale. Inoltre questo tipo di criminalità favorisce spaccio e rapine"

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Carabinieri Modena, 25 marzo 2008 - E’ TRASCORSO quasi un anno dall’agguato a Castelfranco, quando un imprenditore edile venne gambizzato con tre colpi di pistola da un commando di Casalesi. Quello dello scorso maggio è stato un caso isolato o la ‘mafia dei cantieri’ esiste anche nel Modenese? Secondo il colonnello Marco Rizzo, comandante provinciale dei carabinieri, il nucleo camorristico proveniente dal Casertano è radicato nel nostro territorio. Ed è una piaga difficile da combattere, soprattutto perché le vittime delle estorsioni non denunciano i soprusi.

 


Comandante, a Modena ci sono organizzazioni mafiose?
"Il problema esiste ed è legato alla presenza dei Casalesi che si sono insediati a Castelfranco, Nonantola, Bomporto, Soliera, San Prospero, Bastiglia e Mirandola. Per ora è l’unica presenza radicata nel territorio. Altri tipi di organizzazioni non hanno attecchito".

 
Come agiscono?
"I Casalesi hanno messo in piedi un’attività criminale imprenditoriale nel settore dell’edilizia. Impongono agli imprenditori edili la manodopera da utilizzare, per esempio obbligandoli ad assumere persone affiliate ai clan. Oppure impongono l’acquisto di macchinari o materiale edile, e anche l’utilizzo di alcune ditte appaltatrici".

 
Chi sono le loro vittime?
"Quasi sempre gli imprenditori edili che provengono dalla Campania. Difficilmente questi criminali minacciano i modenesi perché temono di essere denunciati. La pressione estorsiva avviene nei confronti di corregionali".

 
Chiedono anche il ‘pizzo’?

"In genere no, i loro interessi sono legati all’alterazione del mercato edile attraverso l’imposizione, per esempio, di appalti legati a gruppi camorristici campani".

 
Come impongono il loro dominio?
"Attraverso minacce verbali. A volte, però, si passa alle vie di fatto. Con automobili incendiate, lettere minatorie, intimidazioni con colpi di pistola contro i cantieri e nel peggiore dei casi contro le persone, come è avvenuto a Castelfranco".

 
Ci sono altri settori in cui i Casalesi sono riusciti a insediarsi?
"Per il momento nel Modenese i cantieri edili sono l’unico settore in cui troviamo questo gruppo camorristico. I campani sono imprenditori edili per tradizione".

 
Perché proprio a Castelfranco e dintorni?
"Beh, quei paesi hanno avuto negli ultimi anni un’espansione demografica e di conseguenza c’è stata richiesta di case e nuove costruzioni. Diciamo che è terreno in via di sviluppo e quindi fertile".

 
Da quanto tempo i Casalesi hanno in mano l’edilizia modenese?
"Da una decina di anni, anche se negli ultimi tempi siamo riusciti a intervenire".

 
Che cosa crea questa presenza all’economia modenese?
"Di sicuro è un danno per gli imprenditori onesti. I clan obbligano le loro vittime a rifornirsi di manodopera e materiale al sud, a discapito dell’offerta modenese".

 
Cosa portano queste persone a Modena, oltre alla ‘mafia nei cantieri’?
"Questo tipo di criminalità favorisce anche altri reati, come lo spaccio di stupefacenti e le rapine". 

di Valentina Beltrame










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