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OCCHI PUNTATI SULLE VACCINAZIONI

Militari morti per linfoma di Hodgkin: caso a Corridonia

I genitori del giovane, Corrado Corradini, deceduto nel 1996, non ne hanno mai voluto parlare ''per non mettere il coltello in una piaga aperta''. Ma ora il fratello ha rotto il silenzio, dopo essere venuto a conoscenza di casi simili. Il 16 marzo scorso, a Potenza Picena, morì un alpino per la stessa malattia

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Militari italiani Macerata, 11 maggio 2008 - E' emerso a Corridonia un nuovo caso di morte per linfoma di Hodgkin tra i militari di leva. I genitori del giovane, Corrado Corradini, morto il 16 maggio del 1996, non ne hanno mai voluto parlare per ritrosia e ''per non mettere il coltello in una piaga sempre aperta''. Ma oggi il fratello Alberto ha rotto il silenzio, dopo essere venuto a conoscenza di casi simili.


Alberto, 33 anni, assistito dall'avvocato Luca Mezzabarba, ha deciso di aderire al Comitato che porta avanti la battaglia per scoprire le cause di questi decessi. E' con lui Andrea Rinaldelli di Potenza Picena, padre di Francesco, l'alpino morto il 16 marzo scorso a 24 anni, sempre per un linfoma di Hodgkin. A sua volta Rinaldelli, che sta promuovendo una causa civile contro il ministero della Difesa, è in contatto con Santa Passaniti di Lecce (anche lei ha perso un figlio, alpino, per un tumore) e con altre famiglie che hanno patito lo stesso dramma. A loro sostegno c'è anche il Condav (Comitato nazionale danneggiati da vaccino) di Nadia Gatti.


E' il 1993 quando Corrado, studente di scienze informatiche all'Università di Pisa, viene assegnato al Car di Pesaro, dove si sottopone alle prime vaccinazioni, ultimate nel suo reparto di stanza a Bologna. Non molto tempo dopo gli viene diagnosticata una leucemia. Dopo la chemioterapia e l'assunzione di un farmaco che sembra dare risultati, gli viene consigliato un trapianto di midollo all'ospedale di Genova. Il donatore è proprio il fratello Alberto. Il giovane viene dimessso dopo sette mesi di degenza. Purtroppo però non ce la farà a sopravvivere alla malattia.


Nei giorni del ricovero a Genova Alberto chiede spesso al fratello se pò risalire alle cause della malattia e Corrado gli spiega che a Bologna, proprio pochi giorni prima del congedo, gli avevano fatto l'ultima vaccinazione. In quell'occasione - denuncia a distanza di anni Alberto, sulla base di quanto confidatogli dal fratello - Corrado avrebbe scoperto, ascoltando un botta e risposta tra medico di turno e infermiere, che il vaccino che gli era stato somministrato doveva essere in realtà diluito per 15 dosi. Difficile però, ora, stabilire con precisione i fatti e se ci siano state responsabilità o eventuali connessioni. I genitori si sono infatti rifiutati all'epoca di fare l'autopsia per cui, per aprire il caso, sarebbe adesso necessaria una perizia medico-legale.










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