L'Arpam ha inviato un rapporto alla Procura riguardo lo scarico di acque industriali contenenti sostanze pericolose in concentrazioni superiori ai limiti di legge nel bacino del Chienti. Intanto la riunione dei sindaci per trovare l'area in cui far sorgere la nuova discarica si è conclusa con un nulla di fatto
Macerata, 8 maggio 2008 - Scarico, senza autorizzazione, di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose in concentrazioni superiori ai limiti di legge. E’ quanto accertato dai tecnici del Dipartimento provinciale dell’Arpam di Macerata a carico di una ditta di Civitanova, segnalata all’autorità giudiziaria per i provvedimenti di competenza.
Un dettagliato rapporto è stato inviato alla Procura della Repubblica di Macerata, al Comune di Civitanova, al settore Ambiente dell’amministrazione provinciale e, per conoscenza, alla stessa ditta. Fatto grave di per sé, ma che lo è ancor di più se si considera che lo scarico non autorizzato ricade in quell’area del basso bacino del Chienti già pesantemente inquinata da tricloroetano e perclorotetilene, rispetto alla quale è in atto un piano di caraterizzazione e bonifica che comporta costi enormi sia per il pubblico che per i privati. Non solo: le polemiche impazzano, secondo un rimpallo di responsabilità su chi ha o non ha fatto quanto doveva e quanto deve fare oggi.
Tutto è iniziato all’inizio di aprile, quando viene segnalato telefonicamente all’Arpam uno scarico di reflui di colore scuro che finiva nel fosso denominato Fonte Giulia. I tecnici portatisi sul posto, in effetti, hanno accertato la presenza di uno scarico di reflui di color giallo – marrone, provenienente da una tubazione laterale ad un’impresa.
Sono, quindi, scattate le indagini di rito: ispezione, prelevamento di campioni delle acque e analisi. Secondo il rapporto dell’Arpam vi sarebbe una correlazione tra le sostanze contenute nella vasca di accumulo e quelle poi finite nel fosso. Quali? Cromo totale, zinco, rame, idrocarburi totali e solventi clorurati, tutti compresi nella tabella 5 dell’allegato 5 del Decreto Legislativo 152/06 relativo a sostanze ritenute speciali e pericolose.
Si configurano, perciò, gli estremi di un reato penale: di qui la conseguente e obbligata segnalazione alla Magistratura da parte dell’Arpam. L’impresa interessata avrà modo di dare le sue spiegazioni, ma appare comunque sconcertante che in una delle aree più inquinate d’Italia si continui ad agire, a dir poco, con una certa superficialità, incuranti dei possibili danni che si provocano.
Intanto entro maggio il Cosmari deciderà il sito in cui attivare la discarica che dovrà sostituire quella di Tolentino, la cui capacità di abbancamento si esaurirà nell’ottobre del 2009. "Venerdì ci sarà il consiglio di amministrazione — spiega Fabio Eusebi, presidente del Cosmari — e in quella sede sceglieremo la data in cui tenere l’assemblea dei soci, presumibilmente il 25 maggio, per approvare i siti su cui realizzare la discarica, secondo un preciso ordine di priorità. Rinviare non è più possibile: per allestire il nuovo impianto serve tempo e, ormai, siamo ai limiti di quello necessario".
Eusebi non lo dice, ma dall’incontro di ieri in Provincia dai sindaci di Cingoli, Camerino, Mogliano, San Severino e Treia, nel cui territorio ci sono aree idonee per la discarica, si sarebbe aspettato se non la piena disponibilità almeno parziale. Magari un’apertura per valutare meglio contesti e situazioni, ma non un netto rifiuto. E, invece, nulla di fatto.
Tutti i sindaci dei cinque Comuni individuati come possibile sede di discarica dal Piano provinciale, che si basa su uno studio dell’Università di Ancona, hanno ribadito la loro indisponibilità ad accogliere il futuro sito. A nulla sono servite le rassicurazioni ambientali relative alle aree individuate, né ha sortito effetto la prospettiva di esentare dal pagamento della tassa sui rifiuti solidi urbani i cittadini nel cui Comune sarebbe attivata la discarica. Un quadro di fronte al quale netta è stata anche la posizione della Provincia.
Silenzi ha sottolineato che se non si arriverà presto a decisioni concrete non rimane che la strada del commissariamento del Cosmari, quale soggetto pubblico a cui compete l’individuazione del sito per costruire la discarica. Eventualità che rimarrà allo stato di dichiarazione verbale se il Cosmari assumerà l’onere di progettare e costruire la discarica, evitando nel prossimo futuro che il territorio si ritrovi con una grave emergenza rifiuti, come avvenuto in Campania. "Non accadrà mai — sottolinea Eusebi —. Entro maggio decideremo: sarà scelto il sito e sarà realizzata la discarica".
L’assemblea dei soci del Cosmari è costituita dai sindaci (o loro delegati) dei 57 Comuni della Provincia. Fattore non trascurabile, perché il problema discarica potrebbe intersercarsi con quello del nuovo assetto societario deciso dalla stessa assemblea, che lascia il Cosmari in mano pubblica, ma rispetto al quale si aspetta il pronunciamento della Regione, atteso per luglio.
Non è un mistero che nonostante la stragrande maggioranza dei sindaci abbiano scelto la gestione pubblica, vi siano stati contrasti anche trasversali tra le forze politiche. E, dunque, l’assemblea di fine maggio potrebbe spingere qualcuno a tentatre di delegittimare il vertice unitario del Cosmari (presidente di centro destra e consiglio di amministrazione a maggioranza di centro sinistra), utilizzando il problema discarica. Ma, è il caso di ripeterlo, i successi sino ad oggi conseguiti sul fronte dei rifiuti sono arrivati proprio grazie alla gestione unitaria, e non di parte, che le forze politiche provinciali hanno da tempo deciso su questo tema.
Franco Veroli
Il 9, 10 e 11 maggio al teatro Nicola Degli Angeli si terrà la terza edizione dei campionati di biliardo: specialità boccette