Giuseppe Cinti ambasciatore italiano in Myanmar da quasi due anni, racconta al 'Carlino' l'inferno che si è abbattuto sabato con il ciclone Nargis. "Siamo sui 15mila morti, ma la stima peggiorerà. Malattie come la malaria e il tifo non faranno che aumentare le vittime, così come la mancanza di acqua"
Macerata, 7 maggio 2008 - Giuseppe Cinti, civitanovese e ambasciatore italiano in Myanmar da quasi due anni, era in vacanza in Italia quando sabato il ciclone Nargis si è abbattuto sul Myanmar. Ma domenica scendeva già dall’areo che lo aveva riportato nella capitale Yangon. Ieri, siamo riusciti a contattarlo.
Che scenario si è trovato davanti? "Sembrava la Berlino bombardata della seconda guerra mondiale; ma tutto questo non è opera dell’uomo, ma della natura". Si spieghi meglio..."Le case, qui quasi tutte in legno, sono state spazzate via, alberi e detriti bloccano le strade, non c’è luce né linea telefonica, così come sono interrotti i collegamenti a internet. I depuratori sono fuori uso e difficilmente si trova acqua potabile".
In parole povere siete isolati? "Esatto ed è la sensazione più brutta. E’ impossibile muoversi in auto e anche a piedi. E’ difficilissimo comunicare e tutto ciò complica anche i soccorsi". Ha paura?"No, ma la situazione è preoccupante. Per fortuna non ho vissuto i momenti più drammatici quando il ciclone si è abbattuto. Da quello che mi hanno raccontato altri ambasciatori sembrava la fine del mondo".
E l’ambasciata italiana in che condizioni è? "Per la luce andiamo avanti con un generatore alimentato a diesel. Ma dobbiamo stare attenti ai consumi, il carburante non è di facile reperibilità. A noi italiani è andata bene. Altre ambasciate sono crollate". E la gente? "La popolazione ha reagito in modo civile e solidale. Non ci sono disordini, tutti cercano di aiutarsi. Monasteri, scuole e tutti i luoghi ancora fruibili sono pieni di sfollati e senza tetto".
E la capitale Yangon non è la zona più colpita... "Non oso immaginare cosa stia succedendo a sud, nel delta dell’Irrawady. Lì immagino sia una vera tragedia". La stima dei morti? "Siamo sui 15mila ma peggiorerà. Malattie come la malaria e il tifo non faranno che aumentare le vittime, così come la mancanza di acqua potabile".
E anche la situazione politica è estremamente delicata? "Sembra che la giunta militare al potere abbia capito la gravità della situazione, ma non lascia trapelare granchè. Ho parlato con il ministro degli esteri che è riuscito a dirmi solo quanto sia preoccupato".
Cristiano Calcagni
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