Jesi, 6 maggio 2008 - Nella tarda serata di ieri, al termine di una giornata convulsa, da Parigi arriva la notizia: il presidente di Crédit Agricole ha annunciato di chiudere la trattativa in corso con Banca delle Marche per un accordo di collaborazione. Il colosso creditizio francese ha preso la decisione alla luce delle dichiarazioni rilasciate durante l’assemblea degli azionisti dal presidente Lauro Costa. Nel merito questa l’affermazione: "Non vedo perché si debba vendere una banca che produce utile e va benissimo". Nulla di nuovo sotto il sole perché il presidente dell’istituto marchigiano ha sempre sostenuto questa tesi lasciando invece aperte le porte a un patto di collaborazione al fine di acquisire i servizi per tutte quelle imprese che hanno bisogno di operare sull’estero. Questo il punto centrale dell’attuale strategia di Banca delle Marche.
Comunque alla luce della dichiarazione di Lauro Costa ieri pomeriggio l’agenzia 'Reuters' ha diffuso questa nota da Parigi: «Crédit Agricole ha deciso di abbandonare il progetto di fare un’offerta per Banca delle Marche. Abbiamo deciso di interrompere lo studio della situazione di BdM». Ora con l’abbandono del colosso francese, resterebbe in gara solamente la Popolare dell’Emilia Romagna.
Questo il finale di una giornata particolarmente consulva e 'pungente' per alcune dichiarazioni riportate da agenzie di stampa. Tanto che la domanda che molti si sono posti è questa: chi c’è dietro? Un potente azionista privato oppure uno degli ex partecipanti al patto di sindacato? Ma forse una risposta arriva dallo stesso Lauro Costa quando accenna alla posizione di Banca Intesa San Paolo che era disposta "a disfarsi di una rete di sportelli nella regione pur di acquisire il leader di mercato".
Ai possibili partner, fra l’altro, il cda e le tre fondazioni hanno posto domande precise: "Vogliamo che la banca cresca, che cresca su questo territorio, che i soci di maggioranza contino ancora per ‘n’ anni come attori di primo piano e che la maggioranza dell’azienda resti marchigiana". Insomma più chiari di così si muore. Ora il problema che si porranno sia Costa che il direttore Bianconi, ma anche le tre fondazioni, è questo: con l’uscita di scena di Crédit Agricole, un patto con la Popolare dell’Emilia Romagna soddisfa quell’esigenza di avere una forte copertura sull’ estero? Questo il quesito. A questo punto è possibile che possa entrare in ballo qualche nuovo attore. ma sempre per una quota di minoranza, e cioè su quel canovaccio antico che correva tra BdM e San Paolo.
Ha ricevuto la laurea honoris causa. Il titolo accademico è stato conferito a Macerata nell’auditorium ‘Svoboda’ dal direttore Anna Verducci. La mostra è allestita alla Galleria Antichi Forni e alla Galleria dell’Accademia in piazza della Libertà