Al gesuita maceratese verrà tributato un monumento, sarà presentato un progetto di collaborazione con la Cina che coinvolgerà aziende e operatori
Macerata, 28 marzo 2008 - Si è svolta oggi la conferenza stampa di presentazione del progetto 'Macerata-Cina', che si propone di coinvolgere aziende e operatori economici maceratesi in iniziative promozionali in Cina.
L'iniziativa è una delle tante previste nell'ambito delle celebrazioni del quarto centenario dalla morte del maceratese Padre Matteo Ricci. "Nel programma delle iniziative - ha ricordato il sindaco Meschini - la pubblicazione di alcune opere dedicate a Ricci, la giusta identificazione della sua casa natale, un monumento a lui dedicato e una segnaletica specifica per i turisti cinesi che vengono nella nostra provincia".
Ma il cuore delle celebrazioni sarà l'approfondimento del dialogo culturale con la Cina attraverso varie iniziative anche dal punto di vista religioso, come sollecitato da papa Benedetto XVI nella lettera indirizzata ai cinesi, in cui fa molteplici riferimenti proprio alla figura e all'opera del missionario e studioso maceratese.
"Padre Matteo Ricci è un gigante dell'umanità, soprattuto per aver affrontato e risolto grandi temi come il rapporto tra fede, cultura e scienza", ha proseguito il vescovo Claudio Giuliodori.
Il presidente dell'Istituto 'Ricci', Filippo Mignini, responsabile scientifico del comitato promotore, ha segnalato le iniziative culturali più significative, come la mostra itinerante che si terrà a Roma nel 2009, a Pechino tra 2009 e 2010 e a Macerata nella seconda metà del 2010.
Le celebrazioni proseguiranno nel 2011 quando, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, si potranno realizzare il museo permanente dedicato a padre Matteo Ricci e la sede dell'Istituto nazionale per le relazioni con l'Oriente. Il Governo ha già stanziato 7 milioni di euro mentre altri 3 saranno reperiti dagli enti locali.
L'apostolato di Padre Matteo Ricci, che inizia gli studi di cinese a Macau, sulla costa sud della Cina, nel 1582, è imperniato su due cardini: lo studio della letteratura cinese e delle scienze matematiche, e l'esercizio della carità cristiana. Man mano che il missionario faceva progressi nello studio della lingua, traduceva o scriveva in cinese le cognizioni di matematica, astronomia e di cosmografia.
Dal 1595 cominciò a comporre libri di scienze e di religione: le sue opere, accolte con singolare favore e ammirazione, trattavano di cartografia, matematica, filosofia morale, teologia e apologetica. Tra i lavori scientifici emerge il grande mappamondo cinese, copie del quale sono a Pechino, Londra e nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Il missionario vi raffigurò i continenti e le isole fino allora scoperti. Così veniva portata a conoscenza dei cinesi l'esistenza di molti nuovi e lontani Paesi e, quindi, della stessa Europa.
Oltre a far conoscere la religione cattolica ai cinesi, il mappamondo serviva anche a dissipare dalla loro mente il pregiudizio secondo il quale tutti quelli che non erano cinesi venivano considerati 'barbari'.
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