Macerata, 28 marzo 2008 - Bloccata di nuovo l’autopsia sul corpo di Irina Narizhna, l’ucraina di 35 anni morta in seguito a un intervenuto di chirurgia al seno.
L’accertamento medico-legale avrebbe dovuto essere effettuato ieri, ma poi il sostituto procuratore di Ancona, Mariangela Farneti, che sta seguendo l’inchiesta, ha deciso di effettuare prima altre indagini. In particolare, nel mirino degli inquirenti sarebbero finite le cartelle cliniche della giovane paziente.
Alcuni elementi avrebbero insospettito gli investigatori della Squadra mobile, e da qui sarebbe nata l’esigenza di chiarire prima questo aspetto documentale. L’indagine su quanto avvenuto nel reparto di chirurgia degli Ospedali riuniti di Ancona si sta approfondendo, ed è probabile che a breve ci siano sviluppi importanti.
Nel frattempo però, il rinvio dell’autopsia impone anche il rinvio dei funerali della giovane mamma, il cui corpo dovrà restare ancora nella cella frigorifera dell’obitorio. I familiari di Irina, dall’Ucraina, stanno facendo tutto il possibile per cercare di venire in Italia e partecipare al rito funebre.
Ieri hanno nominato un legale, che in questi giorni cercherà di ottenere il certificato di morte dellla giovane, per accelerare così la concessione del visto. Per aiutarli, già qualcuno ha offerto piccole somme rispondendo all’appello lanciato attraverso il nostro giornale da Larissa Kalakutina, un’amica di Irina che si sta impegnando per assistere la famiglia ucraina in questa dolorosa vicenda.
Un legale poi ha nominato anche l’ex marito di Irina. Dalla Nigeria, attraverso l’associazione Acsim, si è rivolto all’avvocato Graziano Pambianchi. "Già un mese fa — spiega l’avvocato — aveva inoltrato una richiesta alle autorità italiane per ottenere il ricongiungimento, chiedendo di potersi riavvicinare alla figlia Vanessa. Ora che la bimba ha perso la mamma, documenteremo la mutata situazione della piccola per facilitare la concessione al padre del permesso a rientrare. Inoltre seguiremo l’inchiesta, per tutelare i diritti della figlia".
E infine, anche Marco Bravi, il fidanzato di Irina, ha nominato un avvocato per seguire l’inchiesta e per cercare di ottenere l’affido della bambina, affezionatissima al giovane e a sua madre. Vanessa si trova a Treia, in casa loro, in attesa che la situazione sia definita. Questo è un aspetto molto delicato della vicenda, già triste di per sé. Irina desiderava che la figlia crescesse in Italia.
E la famiglia Bravi sarebbe lietissima di farlo. Ma ora chi ha un diritto su di lei è il padre, che potrebbe decidere di portarla in Nigeria. Oppure potrebbe andare a vivere con lei in Ucraina, come piacerebbe alla famiglia di Irina, che ha già assicurato di voler accogliere padre e figlia.
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