I familiari della giovane ucraina morta dopo un’operazione al seno stanno tentando di venire in Italia per darle l’ultimo saluto. 'Battaglia' anche tra l'ex marito e il nuovo compagno della donna per l'affidamento della figlia
Macerata, 27 marzo 2008 - Dietro il dramma di Irina Narizhna, la donna morta dopo un’operazione al seno mentre tentava di avvicinarsi al suo ideale di bellezza, restano altre storie dolorose: quelle dei familiari in Ucraina, che stanno tentando in ogni modo di venire in Italia per darle l’ultimo saluto; quella del suo ex marito, che vorrebbe riabbracciare la figlia Vanessa che non vede da anni per colpa della burocrazia; quella del nuovo compagno di Irina, legatissimo alla bimba e deciso a ottenerne l’affido dal tribunale.
"Ogni giorno sento Marina, la sorella di Irina, e i suoi genitori — racconta Larissa Kalakutina, un’amica della giovane —, e ogni giorno mi dicono che vogliono assolutamente partecipare al funerale. Sono stati avvertiti sabato dal fidanzato di Irina, Marco Bravi. Ma purtroppo ancora non sono riusciti a ottenere i documenti. In Ucraina all’ambasciata, senza il certificato di morte, non possono accelerare le pratiche per il visto. E qui all’ospedale non vogliono dare i documenti a me, perché non sono una parente. I genitori di Irina sono in contatto anche con il suo ex marito, che ora è in Nigeria: il loro desiderio sarebbe quello di vivere tutti insieme a Kharkov".
"Irina e l'ex marito si erano conosciuti in Ucraina, dove lui era andato a lavorare. Dieci anni fa si sono sposati, poi lui è venuto in Italia, dove qualche anno dopo lo ha raggiunto lei. Poi però l’uomo ha avuto la notizia della morte del padre, e così è tornato in Nigeria".
Al momento di ripartire per l’Italia è venuto fuori che i suoi documenti non erano in regola, così non ha più potuto vedere moglie e figlia. In questi anni, Irina ha divorziato legalmente da lui, che comunque continuava a mandare soldi per la figlia, e soprattutto a cercare di trovare il modo per rivederla.
Gli unici parenti autorizzati a decidere per lei sono il padre e i nonni materni, che concordano sull’idea di portare Vanesa in Ucraina. Attraverso l’Acsim, l’associazione di Daniel Amanze, il genitore ha incaricato un legale di seguire sia l’inchiesta della procura sia la questione della figlia.
"Irina era convinta che la bimba dovesse restare in Italia — prosegue Larissa Kalakutina —. La piccola non parla il russo, sebbene sia cittadina ucraina, ed è molto affezionata a Marco". Anche il compagno di Irina e la sua famiglia sono legatissimi a Vanessa e vorrebberlo tenerla con loro, anche per non strapparla ai posti e alle persone con cui è cresciuta. Ma legalmente non hanno titolo su di lei.
"Ora è importante che i familiari di Irina possano venire qui per i funerali e per la piccola — conclude l’amica della donna —. Ci tengono tantissimo, dopo il dolore provato per la morte improvvisa della figlia. Chiunque volesse aiutarli, può contattarmi al 320.9031601. Tutta la comunità russa qui è rimasta choccata da quanto accaduto. Irina aveva tante amiche. Lei era molto riservata, ma noi sapevamo quanto fosse perfezionista. Voleva farsi anche altri interventi, perché si vedeva piena di difetti. Ma oggi noi vogliamo solo aiutare i suoi genitori a rivederla per l’ultima volta".
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