Ancona, 21 marzo 2008 - Acqua del rubinetto al posto della minerale nei locali pubblici. In occasione della Giornata mondiale dell'acqua di domani 22 marzo, Legambiente e Altraeconomia hanno rilanciato 'Imbrocchiamola', la campagna nazionale della rivista dei consumatori nata per promuovere nei ristoranti, nelle pizzerie e nei bar la somministrazione di acqua del rubinetto piuttosto che quella minerale imbottigliata.
Lo scopo è essere sempre più numerosi a bere, mentre si mangia un panino al bar o una pizza tra amici, l'acqua 'del Sindaco', anche perchè non esiste nessun obbligo di legge a vendere esclusivamente le bottiglie di minerale, mentre esistono ottime ragioni ambientali ed economiche, per scegliere quella dell'acquedotto.
Sono quasi 600 gli esercizi pubblici in tutta Italia segnalati negli ultimi 12 mesi dai lettori di Altraeconomia (24 nelle Marche) sul sito www.imbrocchiamola.org. Ognuno di questi può esporre l'adesivo di 'Imbrocchiamola' in bella mostra sulla vetrina del locale: è il segno che è possibile ordinare una brocca d'acqua del rubinetto senza essere guardati male dal ristoratore.
“L'acqua è un bene di tutti, ma non è illimitata – commenta Luigino Quarchioni, Presidente Legambiente Marche – ecco perché bisogna far radicare sempre più la cultura del risparmio e dell'uso più consapevole di questa risorsa. Oltre alla sensibilizzazione però, servono anche maggiori investimenti pubblici per il miglioramento della rete distributiva, dove si verificano ancora troppe perdite".
"E se è vero che nell'attuale scarsità di risorse pubbliche - continua -, reperire i finanziamenti necessari potrebbe riflettersi in un aumento delle tariffe finali all'utenza, siamo anche consapevoli che una scelta impopolare, ma coraggiosa come questa, da non applicarsi alla quota dei consumi considerata necessaria, contribuirebbe indirettamente anche a una maggiore responsabilizzazione degli utenti. E' giunto il momento inoltre di definire e applicare una volta per tutte un criterio unitario e più oneroso per il rilascio delle concessioni, fondato su un sistema di penalità e premialità”.
L'Italia è il Paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo, con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno). Un dato in costante aumento, triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri), e con esso anche il volume di affari per i produttori di acqua minerale è aumentato e di molto. Il business miliardario per le industrie dell'acqua minerale è favorito, secondo Legambiente e Altreconomia, anche dai canoni di concessione molto bassi che vengono versati alle Regioni, costi che spesso non tengono conto neanche dei reali volumi di acqua prelevati.
Sono solo otto infatti le regioni italiane (tra cui le Marche) che prevedono un canone in base alla quantità di acqua imbottigliata. In sostanza le industrie pagano alle Regioni molto poco l'acqua che prelevano, rispetto a quanto guadagnano dalla vendita del loro prodotto. In molti casi questi introiti non sono neanche sufficienti a coprire le spese sostenute per lo smaltimento delle numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali che sfuggono alle raccolte differenziate.
Dati interessanti sono anche quelli di Ecosistema Urbano 2008 di Legambiente (XIV rapporto sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di Provincia): rispetto alla qualità delle acque potabili, considerati i nitrati, Ascoli Piceno, Ancona e Pesaro presentano valori No3 di molto inferiori al valore limite di 50mg/l fissato per legge, meno bene Macerata.
Quanto alle perdite di rete, si va dal 13% di Macerata, al 23% di Ancona e Ascoli Piceno, al 30% di Pesaro. “Abbiamo una grande disponibilità di acqua potabile di buona qualità – continua Quarchioni - eppure da un lato si registrano ancora troppe dispersioni nelle condutture, dall'altro continuano a crescere i consumi di acqua minerale in bottiglia. Un business stratosferico quest'ultimo, che oltre ad essere in contrasto con il valore universale dell'acqua, intesa come diritto di tutti e inalienabile, porta con sé l'impatto ambientale dei trasporti e dello smaltimento di tonnellate e tonnellate di imballaggi in pet ”.
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