Due giornate dedicate al grande regista. Venerdì mattina il Maestro riceverà in Rettorato la laurea honoris causa in filosofia. La sera, al cinema Boldini, il sindaco consegnerà al regista il premio 'Città di Ferrara 2008'
Ferrara, 14 maggio 2008 - LA CITTÀ rende omaggio a Florestano Vancini, suo illustre concittadino e grande maestro del cinema italiano del dopoguerra. Due giorni di festeggiamenti che culmineranno con l’attribuzione di due straordinari riconoscimenti al regista ferrarese: la laurea honoris causa in lettere e filosofia, venerdì mattina nell’aula magna del rettorato (via Savonarola 9, ore 11) e il Premio Città di Ferrara, venerdì sera al cinema Boldini (via Previati 18, ore 21).
DOMANI e venerdì, per celebrare il maestro, il Comune di Ferrara ha organizzato, sempre al cinema Boldini, una piccola rassegna con la proiezione di due film del regista: La lunga notte del ’43 (domani, ore 21) e Le stagioni del nostro amore (venerdì, ore 21). I due film saranno presentati rispettivamente da Alberto Boschi, docente di storia del cinema all’università di Ferrara e da Marco Bertozzi, docente di filosofia teoretica nello stesso ateneo. Proprio Bertozzi è il docente che venerdì mattina, nell’aula magna dell’università, introdurrà la lectio doctoralis che il regista ha preparato per l’occasione: ‘Pro domo mea. La storia come passione civile’. La cerimonia di consegna della laurea sarà suggellata, anche in questo caso, dalla proiezione di una piccola gemma del cinema neorealista, il cortometraggio Uomini soli (1959), che Vancini girò per raccontare una giornata nella vita degli ospiti del vecchio ricovero dei poveri di piazza Travaglio, l’asilo Bertocchi.
«I FILM di Vancini lo hanno consegnato alla storia del cinema nazionale — dice l’assessore alla cultura del Comune, Massimo Maisto — con capolavori che testimoniano la sua capacità di coniugare con esiti altissimi l’impegno politico, la narrazione storica ed il puro spettacolo e con la realizzazione di opere che, tra l’altro, hanno contribuito a far conoscere il nome di Ferrara in ambito nazionale ed internazionale. L’opera di Vancini è contraddistinta da una grande passione politica e dalla testimonianza storica su alcuni importanti eventi della nostra nazione, tra i quali la strage di Bronte in Sicilia, la resistenza partigiana, le crisi staliniste degli anni Sessanta e i problemi sociali dell’Italia del dopoguerra».
NATO a Ferrara il 24 agosto 1926, Florestano Vancini ha debuttato nel cinema alla fine degli anni Quaranta, dopo un lungo tirocinio fatto di documentari e di cortometragi per lo più di ambiente ferrarese. Una passione, quella per il cinema, scoppiata dopo aver visto Ombre Rosse di John Ford e La Grande Illusione di Jean Renoir. Aiuto regista ed assistente di Valerio Zurlini e Mario Soldati, amico di Antonioni e Citto Maselli, Vancini debutta nel 1960 con il suo primo lungometraggio, forse la sua opera più conosciuta: La lunga notte del ’43, tratto da un celebre racconto di Giorgio Bassani, che alla mostra di Venezia vinse il premio Opera prima. «Un’esperienza indimenticabile — racconterà il regista qualche anno più tardi — In quel film ho messo tutta la mia passione giovanile, quello che avevo vissuto in quegli anni».
LA SUA filmografia comprende quindici lungometraggi, tra i quali possiamo ricordare oltre alla Lunga notte del ’43 e alle Stagioni del nostro amore (1966), che costò al regista l’ostracismo da parte dell’ortodossia comunista di allora, anche La Banda Casaroli (1962), Bronte. Cronaca di un massacro (1972), Il delitto Matteotti (1973), Amore amaro (1974), La Neve nel bicchiere (1984) e E ridendo... l’uccise (2005) ambientato alla corte di Alfonso d’Este. e Lucrezia Borgia. «Se non avessi fatto il regista mi sarebbe piaciuto fare lo storico — racconta di sé Vancini — E questo perchè credo che, se non si conosce il proprio passato, non si può neppure comprendere bene il proprio presente. Ed è questo che ho cercato di fare nei miei film...»
di Andrea Ghisellini
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