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BASKET / L'ARGENTINO SI RACCONTA

Farabello, un sogno chiamato Olimpiade

"Sanchez non andrà, quindi può liberarsi un posto. Se mi chiamano vado, ma la famiglia...". E sulla massima serie: "Servono Usa che giochino con la squadra e non da soli"
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Daniel Farabello Ferrara, 5 maggio 2008 - ANCORA pochi giorni, il tempo che i figli Antonella e Francisco (ci sarebbe anche Aurora, ma ha soltanto undici mesi) finiscano la scuola, poi sarà tempo di vacanze e ritorno in patria. Daniel Farabello in questi giorni si è gustato appieno il «clima» ferrarese.
Capita sovente di incontrarlo in centro, magari in compagnia dei figli. A Ferrara si è integrato bene e, anche mentre guarda la final four di Eurolega, non può fare a meno di pensare che, dalla prossima stagione, lui e la «sua» Carife si misureranno con il Montepaschi Siena di Terrell Mc Intyre e Shaun Stonerook.

 

«Sarà bello affrontarli — racconta Daniel — così come sarà bello giocare in serie A con Ferrara, per la prima volta. Per me sarà un ritorno in un campionato che credo di conoscere bene».
Prima però c’è un’estate davanti. Un’estate di riposo oppure un sogno olimpico che può diventare realtà?
«Sono molto combattuto, ma prima di decidere aspetto per vedere se sarò o meno convocato dal ct Hernandez».

 

La situazione dei papabili in cabina di regia al momento qual è?
«Agli ultimi mondiali io ero il terzo play, davanti a me c’erano Pepe Sanchez e Pablo Prigioni. Il primo ha già detto che non giocherà in nazionale, quindi un posto potrebbe esserci. Anche perchè Antonio Porta, un altro dei papabili, è reduce da un lungo infortunio».

 

Se la nazionale biancoceleste dovesse chiamare, cosa risponderà Daniel Farabello?
«Io alla nazionale tengo molto: ho giocato oltre novanta partite, disputato mondiali e l’olimpiade del ’96 ad Atlanta. Però alla mia età devo pensarci bene: essere convocato e rischiare di fare il dodicesimo è un rischio che non vorrei correre, perchè dovrei passare un’estate di lavoro e soprattutto stare lontano dalla mia famiglia. Con il coach di recente non ho parlato, però la stagione successiva ai mondiali, quando sono andato a Minorca, è stata molto negativa per me. Per anni ho fatto questa vita, giocando praticamente per tutto l’anno e partecipando ad ogni competizione internazionale. La tentazione di rispondere presente ad un’eventuale chiamata c’è, però capisco anche chi dice che sarebbe meglio portare un giovane al posto mio».

 

Le stelle ci saranno ancora tutte?
«Credo proprio di sì: Ginobili, Scola, Delfino, Oberto e Nocioni non mancheranno».

 

A proposito di Ginobili: il suo amico è nel pieno dei playoff Nba...
«Ho parlato con lui proprio pochi giorni fa e mi diceva che era un po’ stanco e reduce da un problema alla caviglia. Forse per questa ragione hanno perso gara 1 di semifinale con New Orleans, però continuo a giudicarli i più forti ed i favoriti nella corsa al titolo».

 

Per un giocatore che la serie A l’ha già fatta da protagonista a Varese, per tre stagioni, qual è la differenza più grande tra Legadue e serie maggiore?
«Essendoci più americani, il tasso di atletismo aumenterà, però i principi restano gli stessi. Siena vince perchè gioca meglio di tutti, è più squadra ed ha un nucleo forte, ciò su cui dovremo puntare noi.
Nella mia stagione più positiva a Varese, la prima, ricordo un gruppo italiano forte, con Meneghin, De Pol, Conti e Vescovi. Poi è naturale che azzeccare gli americani è fondamentale, perchè non dovranno essere solo dei solisti che pensano alle loro statistiche, ma degli uomini squadra.
Noi comunque abbiamo il vantaggio di ripartire da un’ossatura solida e affidabile».

 

Anche se qualche italiano corre il rischio di essere sacrificato e quindi potrebbe scegliere di partire?
«Quelle sono cose personali e ognuno farà la propria scelta. Certo, in serie A i posti per gli stranieri aumentano, ma io sono dell’idea che i minuti in campo bisogna guadagnarseli con il lavoro in palestra, come farò io».

 

Un’ultima batttuta sui playoff di Legadue iniziati ieri?
«Vedo bene Caserta, perchè è semplicemente la più forte, poi Soresina, perchè ha tanto talento e può svegliarsi da un momento all’altro, e infine Reggio Emilia, perchè gioca di squadra ed ha un’intensità che hanno in pochi».

di Mauro Paterlini

 









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