Ferrara, 5 maggio 2008 - «HO AVUTO paura di morire ma soprattutto che fosse accaduto qualche cosa di grave a mia figlia». Reparto di ortopedia, Cento, ospedale Santissima Annunziata, domenica mattina. Parla a fatica l’avvocato Fabio Anselmo ma nonostante i gravi traumi riportati non perde lo spirito di sempre. «Tornerò in tribunale il prima possibile, anche in carrozzella».
Sabato guidava la sua potente moto Bmw, sul sellino posteriore c’era la figlia di 14 anni: erano le 11 e i due erano arrivati ad Alfonsine. Sulla statale 16, con direzione Argenta-Ravenna, arrivati vicino alla stazione di carburanti Agip, praticamente di fronte allo stabilimento ortofrutticolo Minguzzi, per cause in corso di accertamento dei carabinieri della stazione di Godo sono venuti a collisione frontalmente con una Peugeot 206 che procedeva in direzione opposta. Al volante dell’auto c’era un 27enne di Voltana che si stava accingendo a svoltare a sinistra nel piazzale del distributore.
L’impatto è stato violentissimo, entrambi i motociclisti sono stati sbalzati ad una ventina di metri l’uno dall’altra sulla strada. «Ero sotto choc — ricorda il legale — e chiedevo come stava mia figlia. Quando ho sentito la sua voce ero quasi sollevato». Dopo pochi minuti sono arrivate due ambulanze e padre e figlia sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna e successivamente trasferiti a Cento. Mentre la quattordicenne ne è uscita praticamente illesa (qualche dolorino qua e là a parte), Anselmo ha riportato la frattura del braccio sinistro e del bacino. Questa mattina dovrebbe essere operato all’arto. «Lo scontro è stato frontale — dice il cinquantenne —, ci siamo capovolti e finiti pesantemente sull’asfalto. La moto si è spezzata in due parti, è da buttare. Io e mia figlia siamo stati semplicemente miracolati visto quanto successo. Poteva veramente finire in tragedia».
Nel ’94 l’avvocato nativo di Bologna fu vittima di un primo, grave, scontro sempre con la moto e anche in quell’occasione riportò la rottura dello stesso braccio e del bacino. «Basta, ora con la dueruote ho chiuso davvero — ride accarezzando la mano della moglie —, dalla prossima volta andremo via con la jeep».
Per forza di cose ora il notissimo legale del foro estense dovrà rimanere fermo ai box per qualche tempo. «Ma tornerò il prima possibile, anche con la carrozzella. Presto, credetemi, sarò in tribunale a battagliare». Venerdì, in occasione dell’udienza del processo Aldrovandi, il pool di parte civile dovrà fare a meno della sua grinta. «Sarò costretto ad avere pazienza — chiude con un sorriso Anselmo —, non vedo altre possibilità». Uno sforzo notevolissimo per uno che non ha mai fatto della pazienza la sua arma migliore...
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