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MORTI SUL LAVORO

Per terra 347 sagome bianche:
sono le vittime del 2008

Sono state stese il primo maggio, in una singolare manifestazione, in piazza Castello. L'iniziativa choc è stata un'idea di Rifondazione. Ferrara, nella triste classifica delle morti bianche, è dodicesima in Italia

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Le sagome dei morti sul lavoro Ferrara, 3 maggio 2008 - Secondo l’Eurispes, che ha elaborato i dati Inail, ogni anno in Italia muoiono in media 1.376 persone per infortuni sul lavoro.

 

Tali incidenti, in Italia, negli ultimi anni hanno fatto più morti della seconda Guerra del Golfo: il dato è dell'Eurispes, che ha calcolato come dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, nel nostro Paese le ‘morti bianche’ sono state ben 5252.
Per quanto riguarda la nostra provincia l’indagine Eurispes delinea un quadro tutt’altro che confortante. Nel 2005 siamo stati la dodicesima provincia in Italia per tasso annuale di incidenti sul lavoro circa 7 infortuni ogni 100 addetti. Se poi analizziamo con più attenzione i dati vediamo che il numero percentualmente maggiore di infortuni avviene nel settore dei trasporti dove si calcolano quasi 14 casi ogni 100 addetti e nel settore dell’agricoltura dove si supera 11,5 per cento.

 

Un po’ meglio nel settore dell’industria dove con poco più di 6 infortuni ogni cento addetti ci collochiamo al 13° su base nazionale e in quello dell’edilizia dove con il 6,7% di infortuni siamo la 46°provincia italiana. Altrettanto drammatico i dati delle morti bianche 25 nel 2004, 13 nel 2005 e 6 nel 2006.
Ecco perché la federazione provinciale del partito della Rifondazione comunista — che ha fornito i suddetti dati — ha scelto di ricordare il 1° maggio in modo tutt’altro che rituale, con un’iniziativa simbolica: stendere in piazza Castello, sotto gli occhi di tutti, una sagoma per ogni lavoratore morto dal primo di gennaio ad oggi per un totale di 347 sagome.

 

«Vogliamo evidenziare la dimensione del dramma delle ‘morti bianche’ e chiediamo al Paese di ‘ripartire dal lavoro’ — spiega Rifondazione in una nota —. Chiunque consideri questo richiamo una banalità, sbaglierebbe: l’emergenza della precarietà, che obbliga milioni di giovani ad inseguire il lavoro come fosse un miraggio e costringe troppi lavoratori ad inaccettabili condizioni di insicurezza. Occorre combattere aspramente il lavoro nero e al contempo impedire orari di lavoro insostenibili incentivati attraverso la detassazione o l’obbligatorietà degli straordinari: la stanchezza psicofisica è infatti una delle cause principali di infortunio».

 

Quanto al governo di centrosinistra, Rifondazione sottolinea che «non è rimasto a guardare: è stata avviata una rivisitazione normativa che ha prodotto un inasprimento delle sanzioni per chi non rispetterà le regole. Ma non basta».










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