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BASKET / PARLA L'EX DALMONTE

"Carife, puoi farcela anche in A"

L'ex allenatore bianconero ora lotta per i playoff con una Cantù costruita all'insegna dell'austerity. "Mascellani, Crovetti e Valli non hanno bisogno della mia opinione, ma credo che cambiare poco sia il primo passo"
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Finelli e Dalmonte Ferrara, 23 aprile 2008 - SALVARSI senza rischiare mai ed arrivare addirittura a sognare i playoff di serie A ad una giornata dal termine, il tutto con il budget più basso della lega.
Chi meglio di Luca Dalmonte, indimenticato tecnico del Basket Club di due stagioni fa, può spiegare a Ferrara come si può restare nella serie maggiore senza correre troppi rischi e con risorse non esagerate?
«Con una premessa però — racconta il tecnico imolese —: dal punto di vista imprenditoriale, manageriale e tecnico, Mascellani Crovetti e Valli non hanno bisogno dei miei consigli, per cui io parlo solo in generale».

 

Prego...
«La storia insegna che tante squadre hanno fatto bene mantenendo il gruppo della promozione e ottimizzando gli innesti. Il segreto non è cambiare, bensì migliorare. Storicamente accade sempre così, perchè quando un gruppo vince, aumenta anche il suo grado di autostima l’anno successivo».

 

La differenza più grande tra Legadue e serie A?
«Non scopro nulla di nuovo se dico che intensità e atletismo sono decisamente superiori in serie A».

 

Biella, Teramo, Montegranaro e non solo. Realtà che possono essere comparate a Ferrara?
«Credo proprio di sì, con un particolare. L’entusiasmo del Club, neoarrivato in serie A, unitamente a solidità ed esperienza di cui dispone, permetterà di aggredire da subito la nuova realtà e di fare bene».

 

Come la sua Cantù: data per retrocessa in estate ed ora ad una partita dall’ottavo posto e dai playoff?
«Le nostre chances attuali passano per una vittoria a Rieti. Non dovesse essere così, dovremmo sperare nella sconfitta della Fortitudo a Milano. Il giudizio sul nostro campionato non è giusto lo faccia io, però è un dato di fatto che in estate ci dessero già per retrocessi».

 

Cantù, si sa, è piazza abituata ai miracoli negli ultimi anni, giusto?
«Questo è un ambiente abituato in questi anni a lottare ed in cui si respirano basket e cultura cestistica. Il 90% degli abitanti o ha giocato in passato, o ha visto comunque basket per tanti anni.
Partendo da questo si riescono poi a capire tante cose e si affrontano i campionati con lo spirito giusto. Quest’anno eravamo pieni di punti interrogativi ad inizio stagione e c’erano attorno a noi paura e perplessità».

 

Quali sono i segreti per fare bene anche con risorse limitate?
«Non c’è una ricetta particolare, se non il principio di far capire la necessità di lavorare tanto e mettersi a disposizione del gruppo».

 

E magari anche pescare americani da Eurolega come il suo Dashaun Wood?
«Lui ha 23 anni ed era al debutto in Europa: credo sia stato il nome nuovo di questa stagione assieme a Green di Avellino e a Finley di Rieti».


di Mauro Paterlini










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