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CASA DI RIPOSO

Costretti a lavorare tra disagi e sacrifici

Le Rsu della Casa di Riposo contestano l’affidamento ai privati della gestione del quarto nucleo della struttura: "L'esternalizzazione penalizza gli anziani"

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Ricovero Ripagrande Ferrara, 14 aprile 2008- Dopo la secca sconfessione della Camera del Lavoro, anche le Rsu della Casa di Riposo comunale di via Ripagrande contestano l’affidamento ai privati della gestione del quarto nucleo della struttura. Ed il bersaglio polemico è il presidente Sergio Gnudi, responsabile secondo i rappresentanti dei lavoratori di raccontare "mezze verità: parla di percentuali dei bagni effettuati agli ospiti, senza specificare che noi lavoriamo ai minimi; delle percentuali delle cadute, senza dire che nella parte pubblica è presente un nucleo Alzheimer in cui risiede una tipologia di ospite molto particolare, che viene lasciato libero di esprimere la propria natura con tutte le problematiche che ne derivano; delle percentuali di piaghe da decubito e patologie urinarie, senza specificare che abbiamo nuclei ad alta intensità assistenziale, dove vengono ospitate persone che arrivano già con gravi patologie".

 

E’ una sorta di analisi puntuale, oltre che dura, quella attuata da Enrico Leprotti, Nadia Lombardi, Giancarla Righi, Gloria Roversi e Giorgio Turra (appunto i delegati di Rsu) nei confronti del presidente, che all’indomani della denuncia del comitato dei familiari degli ospiti della casa protetta, aveva affermato che la situazione è perfettamente a norma e che l’affidamento alla coop sociale non potrà che aumentare efficienza e qualità dei servizi.

 

"Gnudi non riconosce la grossa disponibilità del personale — contestano i rappresentanti dei lavoratori —, che costantemente viene richiamato dai riposi o a cui viene modificato il turno, senza percepire alcuna reperibilità o indennità di pronta disponibilità. Da tempo ormai in via Ripagrande non si riesce più a lavorare per obiettivi ma solo per... quantitativi. Ci si deve rendere conto che i nostri anziani non hanno bisogno di numeri ma di tempo". Tempo che, conclude la Rsu, "a noi non è più permesso dedicare loro".

 

Al Comune tornano a rivolgersi i rappresentanti dei familiari. In una nuova lettera, evidenziano tra l’altro come "la presenza di operatori che non sono in possesso dei requisiti ben specifici previsti dal capitolato d’appalto, rappresenta un inadempimento contrattuale cui segue, se ripetuto e dopo contestazione scritta, la risoluzione del contratto". Si tratta essenzialmente del fatto che gli assistenti di base e operatori sociosanitari presenti nella struttura, anche per sostituzioni temporanea, "devono essere almeno per il 50% in possesso di tre anni di anzianità di servizio in centri diurni, assistenza domiciliare, case protette, strutture per anziani". Questa situazione, se comprovata, potrebbe inficiare il rilascio dalla Regione dell’autorizzazione per il funzionamento.

di Stefano Lolli










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