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OPERAIO MORTO NELLO ZUCCHERIFICIO

"Luca è stato travolto tutto d'un tratto"

Sconvolto il collega che era con Celiani, il facchino morto sotto quintali di zucchero. La dinamica: l'uomo, 32 anni, stava finendo di svuotare un silo a Pontelagoscuro. I soccorsi: i dipendenti della Sfir hanno scavato con le mani
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Infortunio Ferrara, 11 aprile 2008 - TRAVOLTO da quintali di zucchero mentre stava lavorando. Una morte orribile, l’ennesima tragedia assurda nella quale ha perso la vita un giovane facchino di 32 anni, Luca Celiani di Sabbioni, ieri pomeriggio all’interno di un silo dello zuccherificio Sfir di Pontelagoscuro. In serata il cadavere dell’uomo non era ancora stato estratto nonostante gli sforzi immani di colleghi, vigili del fuoco e forze dell’ordine. «Ci saranno tremila quintali di zucchero da smuovere ancora — spiegava un inquirente — e ci vorranno ore ed ore».

SANGUE SUL LAVORO. Luca era dipendente della Carovana facchini di Pontelagoscuro, una cooperativa che da tempo sta operando all’interno dello zuccherificio per lavori di manutenzione. L’enorme contenitore industriale - alto 90 metri e largo una cinquantina - contiene svariate decine di tonnellate di zucchero: quando viene svuotato vengono fatte defluire nella parte più bassa del silo (dove vi lavorano dipendenti Sfir) attraverso 11 buche e caricate sui tir. Celiani e un collega, con lunghe pertiche, sono entrati nell’area dove c’è lo zucchero per tentare di smuovere i grossi strati rimasti appiccicati alle pareti. All’improvviso il trentaduenne è stato travolto proprio da una parete stratificata che si è staccata. «Dovevamo stare in un posto dove non c’era nessun pericolo — racconta con un filo di voce il collega che era con lui —, eravamo nella parte bassa senza nessuna imbragatura. E’ successo tutto d’un tratto, Luca è stato travolto».

SOFFOCATO. L’uomo è rimasto sepolto tra i quintali di zucchero: erano le 16 quando è scattato l’allarme. «Stavamo finendo di vuotare il silo — racconta Leonardo Regattieri delegato di fabbrica per la Cgil — per caricarlo sul camion e mandarlo via. Spesso lo zucchero si intasa e va rimosso ma per noi della Sfir quello era un lavoro ritenuto non idoneo ed è stato dato ai facchini. In quel momento è arrivato un collega ad avvertirmi che vi era stato un grave problema allora sono corso e sono entrato nel silo. C’era solo zucchero, abbiamo scavato a lungo, a mano. Non abbiamo visto Luca, ci saranno state decine di quintali di roba. Abbiamo chiamato tutti i dipendenti per fare una catena umana ma purtroppo non siamo riusciti a fare nulla per aiutare quel poveretto». Regattieri spiega che i due forse stavano «rompendo delle croste» e che in mezzo al silo «possono andarci solamente i facchini». Una «cosa pericolosa, pericolosissima», di cui «sempre si discute». Non c’è, dice ancora in lacrime, «un livello di sicurezza degno di questo nome».

IPOTESI. Sulla causa che ha portato alla tragedia gli inquirenti non si sbilanciano. Prima di tutto «bisogna estrarre il corpo», fino a ieri sera ancora sepolto in mezzo allo zucchero. «Non sappiamo nulla — ha spiegato il pm Filippo Di Benedetto accorso sul posto e rimasto fino a notte fonda — esattamente. L’operaio stava effettuando una operazione di manutenzione ad una coclea quando è successa la tragedia ed è rimasto schiacciato da una valanga di zucchero». Sul luogo sono intervenuti i poliziotti dell’Upg con il dirigente Renato Angeletti, i colleghi della Mobile e della Sientifica, i vigili del fuoco, i carabinieri e il personale dell’Ispettorato del lavoro che dovrà fare chiarezza sull’accaduto. La prima cosa da capire è se all’interno del silo siano state seguite tutte quante le procedure di sicurezza. «Eravamo lì, insieme — dice un altro collega —. Lo zucchero ha ‘mollato’ ed è crollato tutto addosso a Luca. Era un amico oltre che un grande collega».

di Nicola Bianchi










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