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MAZZETTE IN COMUNE

Il geometra esce di scena
Aperte le indagini su altri tecnici

Il primo tassello finalmente è stato fissato: Gianni Gardenghi, accusato di concussione per aver percepito mazzette nella sua veste di funzionario pubblico, ha patteggiato la pena di 3 anni e 4 mesi. Ma ora l'inchiesta si gonfia: potrebbero essere coinvolti nell'inchiesta almeno altri tre geometri 

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carabinieri Ferrara, 9 aprile 2008 - L’indagine è chiusa. Il primo tassello finalmente è stato fissato. Ieri mattina Gianni Gardenghi, il geometra accusato di concussione per aver percepito mazzette nella sua veste di funzionario pubblico da imprenditori che si rivolgevano al suo ufficio per alcune pratiche urbanistiche, ha patteggiato davanti al giudice Silvia Giorgi (pm Patrizia Castaldini) la pena di 3 anni e 4 mesi. Con tale condanna ora il tecnico, difeso dall’avvocato Dario Bolognesi, esce di scena.

L’accusa. Geometra, 46 anni, era impiegato nel settore Territorio e sviluppo economico di palazzo municipale oramai da una decina d’anni. Gardenghi venne arrestato dai carabinieri del Reparto operativo l’1 agosto per concussione, rimase all’Arginone per 37 giorni: secondo le accuse avrebbe indotto o costretto un architetto ferrarese a versargli 2.000 euro come acconto di una tangente da 10 mila per una concessione edilizia. A casa i militari gli ritrovarono 43.500 euro nascosti in una scatola posticcia sul muro.

 

Denaro sempre ritenuto di provenienza illecita (proprio il giudice ieri ha deciso per la confisca di 40.000 euro dalla tasche dell’ex dipendente comunale). Al quale sono stati contestati ben 21 capi di imputazione, ovvero 21 fatti diversi di concussione. Durante i vari interrogatori Gardenghi ha parlato, si è autoaccusato di fatti gravissimi, ha chiamato in causa alcuni colleghi. E gli inquirenti hanno ritenuto quelle sue parole più che credibili.

Due nomi. Due i colleghi tirati in ballo dal geometra condannato, i quali si sono sempre detti totalmente estranei ad ogni addebito. Dai capi d’accusa a carico di Gardenghi emergono tre fatti precisi nei quali sarebbe coinvolto Ivan Passerini (difeso dall’avvocato Massimo Bissi), geometra tecnico istruttore delle pratiche del Comune, che vi lavorava a stretto contatto. Nell’aprile del 2005 Gardenghi e Passerini si sarebbero fatti promettere da una terza persona 1.500 euro per l’approvazione di alcune pratiche edilizie. Denaro che sarebbe poi stato consegnato al tecnico ‘sospettato’ che ne avrebbe girato metà a Gardenghi.

 

Nello stesso anno quest’ultimo, sempre con la collaborazione del collega, si sarebbe fatto consegnare 300 euro da un ingegnere per l’attivazione di una pratica. Somma poi divisa tra i due. Infine, questa volta nel 2004, la coppia avrebbe fatto lo stesso con un altro geometra, facendosi dare 300 euro poi spartite. Gardenghi, durante le «chiacchierate» con gli inquirenti, ha parlato di queste tre situazioni illecite di cui ne era a conoscenza pure Passerini (che non ha mai ricevuto avvisi di garanzia). La sua posizione è stata stralciata dal filone Gardenghi.
Così come quella del geometra Raffaele Turatti, il terzo sospettato (difeso dall’avvocato Gian Luigi Pieraccini). Gardenghi avrebbe parlato di lui in una singola circostanza. Riferendo che tale soggetto era a conoscenza di un’operazione illegale fatta da Gardenghi, ma che però non avrebbe intascato nemmeno un centesimo.

L'agenda. Tanto della delicatissima inchiesta è stato svelato dal ‘libro mastro’ sequestrato nell’abitazione di Gardenghi mesi fa. Un’agenda dove venivano appuntati nomi, dati, soprannomi, luoghi di incontro tra l’indagato e decine di persone. Tra quei nomi ci sarebbero quelli di almeno altri tre geometri privati che potrebbero essere coinvolti nell’indagine (per favoreggiamento) ed essere tra gli indagati.

di Nicola Bianchi










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