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Ferrara

LA POLEMICA

"Solvay, il Comune trovi i soldi per la causa civile"

Sos di Sdi e Verdi: "La giunta ha dichiarato di sostenere gli operai, ma nel bilancio sono stati tagliati i fondi per le azioni legali"

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Solvay, nuovi impianti Ferrara, 17 marzo 2008 - "La città ha il diritto di conoscere la verità su quanto è realmente accaduto alla Solvay". Così i capigruppo dello Sdi Ilario Zamariolo e dei Verdi Barbara Diolaiti, tornano a incalzare l’amministrazione comunale: nelle scorse settimane, da più parti (anche dal rappresentante di An Mauro Malaguti) era stato chiesto che il Comune si costituisse parte civile nell’eventuale procedimento giudiziario. Ma per questa scelta di ordine politico, affermano Zamariolo e la Diolaiti, servono anche soldi: il socialista e la Verde rilevano «che alla voce ‘affari legali’, il Bilancio 2008 prevede un taglio di risorse molto consistente in rapporto al 2007: da circa 330 mila euro, si passa ad appena 146 mila». In pratica, i fondi a disposizione per le iniziative legale, da parte del Comune, vengono più che dimezzate.

E se il risparmio è una pratica legittima e doverosa, in questo caso rischia però di impedire che «si concretizzi la decisione, annunciata nelle ultime settimane dalla giunta — proseguono i due capigruppo di maggioranza —, che ha formalizzato l’incarico ad un legale affinchè verifichi la possibilità della costituzione del Comune quale parte civile dell’eventuale processo Solvay». Di qui la richiesta, inserita tra le risoluzioni al Bilancio sul quale oggi il Consiglio torna a discutere, «di considerare prioritaria questa iniziativa, ed agire affinchè siano assicurate alla stessa le risorse necessarie».

La vicenda è come detto, quella ben nota dell’ex Solvay e della causa che oppone decine di operai e di loro familiari all’azienda, per le possibili contaminazioni da Cvm: lunedì, gli avvocati di Legambiente hanno depositato l’opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura. Stamattina, lo stesso pool di legali guidato da David Zanforlin depositerà un altro ricorso, in questo caso al giudice del lavoro, perchè valuti il riconoscimento dei cosiddetti ‘danni esistenziali’ a tutti gli ex operai costretti a effettuare controlli diagnostici frequenti proprio per monitorare le loro condizioni di salute. Il riferimento è a una sentenza della Cassazione del 2002, che per la vicenda Seveso aveva riconosciuto il diritto al risarcimento (pur non eclatante, circa 2500 euro a persona) per i lavoratori che sotto la minaccia dell’insorgenza di patologie professionali, dovevano effettuare esami e analisi almeno una volta ogni sei mesi.

E’ quanto accade a un operaio ex Solvay, su cui si incardina la richiesta ‘pilota’ che Zanforlin e colleghi sperano di estendere ad altri lavoratori della società chimica. Non solo quelli direttamente impegnati nei reparti di lavorazione del Cvm: «Anche nelle officine — conclude l’avvocato di Legambiente — venivano smontate e pulite le valvole che contenevano la micidiale sostanza chimica».
Stefano Lolli










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