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Ferrara

FERRARA

Da due anni nel mirino di un bullo
"Non liberatelo, mi toglie la vita"
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Un sedicenne vittima di un compagno di qualche anno più grande: minacce e botte, ma anche centinaia di sms e telefonate. L’aguzzino è ai domiciliari ma adesso sta per uscire e il ragazzino lancia un grido d'aiuto. Commenta

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Un episodio di bullismo Ferrara, 16 marzo 2008 -  Da due anni la sua vita è sconvolta, devastata, minacciata da continui sms, ingiurie, telefonate, violenze psichiche e fisiche compiute da un quasi coetaneo, oggi maggiorenne. Lui, la vittima, lo chiameremo Mario. Sedici anni, campioncino di tennis, ottimi voti a scuola, alla moda, di famiglia per bene, il babbo è un noto professionista della città.


P., il suo aguzzino, due classi in più di età, per quei fatti, dal 19 dicembre si trova agli arresti domiciliari ma mercoledì i termini scadranno e se il tribunale di Ferrara non prenderà nuovi provvedimenti, tornerà libero.

 

«Lui si è preso tutta la mia vita — ripete continuamente Mario ai genitori — e a me non resta più nulla». Mamma e papà sono disperati, temono che il figlio possa compiere gesti inconsulti nel momento in cui P. uscirà dalla detenzione. Qualche giorno fa Mario si è rivolto alla madre terrorizzato: «Mamma — le ha detto —, io in questo mondo non ci sto a fare più niente». Da quando P. è ai domiciliari, spiega la donna, «mio figlio è rinato. E’ tornato a uscire, spensierato, felice, ma fino a quando? Mercoledì quello potrebbe tornare libero. Abbiamo paura, il terrore che nostro figlio compia una sciocchezza». A uno dei carabinieri della procura che lo hanno sentito, Mario ha confidato che quel bullo «mi ha tolto la spensieratezza dei miei anni e la gioia di vivere».

 

Poco meno di due anni fa Mario comincia a essere preso di mira. Messaggi sul telefonino, chiamate a casa, addirittura sul cellulare del padre. In media, al giorno, 80 sul telefonino del minorenne, 60 su quello di casa, 25-30 sull’apparecchio del genitore. «Da ora in poi — è il contenuto di un sms — stai attento, hai sbagliato, ti ricordi quale sarà la conseguenza?». «Mi stai disturbando — un altro —, sei un 16enne senza idea di vita. Stai parlando troppo, se non riesci a chiudere la bocca ci penserò io». In alcune occasioni la famiglia ha denunciato P. anche per violenze fisiche nei confronti del figlio.


Il 10 febbraio dell’anno scorso, in un ristorante di Ferrara, P. aggredisce il minorenne mentre è con amici. Il 15 giugno Mario è alla stazione, attende il treno per Bologna. P. lo raggiunge sul binario, lo provoca, lo insegue e lo aggredisce — come è stato verbalizzato in un esposto — con tre colpi alla nuca mentre la vittima cerca di fuggire. Il 9 novembre è ancora violenza: Mario, inseguito in moto da P., è costretto a chiedere aiuto ai carabinieri.

 

La famiglia, rappresentata dall’avvocato Marco Linguerri, chiede aiuto anche al questore di Ferrara, Luigi Savina. Il 29 giugno il capo della polizia incontra Mario e P. assieme ai rispettivi genitori. Cerca di trovare una soluzione, ma appena termina l’incontro l’aguzzino torna alla carica con nuovi messaggi: «Siete patetici». La ‘persecuzione’ continua come e più di prima. Viene presentata una nuova denuncia alla procura dei minori di Bologna: il 21 febbraio scorso P. viene rinviato a giudizio per il prossimo 4 di luglio. Ma lo stato di Mario è sempre più labile. Viene seguito da una psicologa che scrive di lui: «E’ allo stremo: non ha più voglia di combattere, presenta difficoltà a dormire e a concentrarsi, registra un calo significativo delle performance sportive e dei risultati scolastici, tratti evidenti di una sindrome depressiva».

 

Il 19 dicembre P. viene messo ai domiciliari, il tribunale della libertà rigetta l’istanza di scarcerazione. Ma i termini per la sua detenzione scadranno mercoledì. Poi? L’avvocato Linguerri ha presentato richiesta di proroga della custodia cautelare e la trasformazione dei domiciliari in detenzione in carcere. Ma è necessaria la firma della procura. E il tempo è ridottissimo. «Se dovesse uscire? — chiude la madre — Saremmo terrorizzati. Non vogliamo nulla, nessun tipo di risarcimento. Semplicemente la tranquillità e la serenità di nostro figlio».

di Nicola Bianchi

  • 16/03/2008 17:54
    odino
    Levare la patria podesta ai genitori che non hanno saputo educarlo
  • 16/03/2008 19:03
    daniela
    RINCHIUDERE IL DELINQUENTE IN UNA STRUTTURA ADEGUATA FIN QUANDO NON E IN GRADO DI COMPORTARSI IN MODO CIVILE NON E UN BULLO E UN DELINQUENTE
  • 17/03/2008 10:34
    uu
    ripagare il bullo della stessa moneta. grezzo ma funziona.
  • 17/03/2008 11:35
    Stefano
    Quando succedono queste cose devono pagare i GENITORI e i NONNI e se ci sono ancora ANCHE I BISNONNI perche' la catena EDUCATIVA non C'E' Stata e quindi e colpa di tutta la GENERAZIONE. Se iniziassimo a ragionare LEGALMENTE in questo modo vedrete che le cose cambieranno, i FIGLI PORTANO LE COLPE DEI GENITORI I GENITORI DEI NONNI ECC. ECC. CREDETEMI E'SEMPRE COSI (a parte qualche caso).
  • 17/03/2008 12:15
    full
    x la sicurezza del bullo,meglio che rimanga a casa. i bulli devono essere PUNITI in maniera esemplare. bullo da 4 soldi, xchè non te la prendi con quelli della tua età??? hai paura di prenderle???????? sei solo un vigliacco!!!!!
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