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Ferrara

IL CASO

"Archiviate l'inchiesta Solvay"

La richiesta della Procura per 67 casi di ex operai morti o malati. Sulla vicenda il Comune sta valutando, con l'aiuto di un proprio legale, se costituirti parte civile

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Solvay, nuovi impianti Ferrara, 1 marzo 2008 - NESSUN REATO, il fatto non sussiste. Cinquantatrè pagine che portano la firma dei pm Mariaemanuela Guerra e Ombretta Volta, titolari dell’imponente fascicolo sulla multinazionale Solvay. Un corposo documento, depositato mercoledì, nel quale la Procura chiede che il giudice per le indagini preliminari disponga l’archiviazione del procedimento per la maggior parte degli indagati. Trenta in tutto quelli iscritti — contestati i reati di omicidio e lesioni colpose e omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro —, per 23 dei quali però i sostituti chiedono che tutto venga stralciato. Per i restanti sette, invece, che si prosegua ma solo in ordine alle posizioni di due ex lavoratori di Solvay, oggi ammalati.

NESSUN NESSO. Sono 67 le situazioni di ex dipendenti della multinazionale per i quali, scrive la Procura, «in base alle attuali conoscenze scientifiche, nè è stata accertata una patologia correlabile all’esposizione al Cvm», neppure «evidenziata un’esposizione sufficiente ad integrare il nesso di causalità tra la malattia e l’attività lavorativa svolta». I pm, nelle conclusioni, parlano della consulenza tecnica del professor Genon dove «si evince che nel periodo successivo al 1975 la società introdusse progressivamente tutte quelle tecnologie che astrattamente riducevano i rischi per il personale». A partire dal 1976 «i livelli di esposizione diminuiscono sensibilmente, attestandosi su un valore inferiore ai 50 ppm (parti per milione) anno». Perciò, secondo la Procura, «la condotta che ha cagionato le lesioni o la morte dei lavoratori non può essere attribuita ai dirigenti che solo in epoca successiva al 1975 hanno esercitato le loro funzioni direttive».

SOLVAY SODDISFATTA. «Innanzitutto è stato escluso, per la maggior parte dei casi, il nesso causale tra le patologie contratte dai lavoratori e l’esposizione al Cvm (il cloruro vinil monomero, ndr) — è scritto in una nota della multinazionale —. Dei rimanenti sette casi, per cinque c’è la richiesta di archiviazione per prescrizione e per due si ritiene di dover procedere con ulteriori verifiche e indagini». Proprio questa ultima tranche potrebbe tenere in piedi l’inchiesta per una eventuale richiesta di processo. In questi giorni i difensori di Solvay hanno depositato un’ulteriore memoria difensiva chiedendo l’archiviazione per mancanza di prova del nesso di causalità, anche per i due restanti casi.

 

SETTE PERSONE. La Procura ha inoltre ritenuto che dal 1975 non possano essere sollevati rilievi alla Solvay sotto il profilo della salvaguardia della salute dei lavoratori. «E’ stata dunque chiesta l’archiviazione per non aver commesso il fatto per tutti coloro che hanno assunto posizioni di responsabilità nelle varie funzioni aziendali dopo quella data — continua la nota —. Restano così sette persone sotto inchiesta, in relazione a due casi, comunque ancora da definire. Queste sette persone erano state fino al 1975, membri del consiglio di amministrazione della società Solvic, allora operante a Ferrara».
Solvay, chiude la nota, sottolinea che, «in tutti i suoi insediamenti produttivi, si è sempre impegnata per una gestione attenta a salute e sicurezza delle persone e all’ambiente». In particolare «nel settore del Cvm-Pvc ha sempre rispettato le normative vigenti, investendo in studi e ricerche per migliorare la situazione dell’igiene del lavoro e attuando adeguate innovazioni tecnologiche».

 

OPPOSIZIONE. Nei giorni scorsi, affinchè l’inchiesta non subisse ritardi, Legambiente aveva presentato una richiesta di avocazione dell’indagine alla Procura generale di Bologna affinchè venisse tolta l’indagine alla Procura di Ferrara. «Allo stato, dopo una breve scorsa della poderosa richiesta — il commento a caldo dell’avvocato David Zanforlini alla richiesta di archiviazione —, non sono completamente convinto. Valuteremo con Legambiente se opporre opposizione».

di Nicola Bianchi










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