Protagonista dell'episodio un ex dirigente del commissariato, Carmine Di Benedetto, che era in attesa del giudizio. Forse non ha retto al peso del processo e ha ingerito una dose di farmaci nel suo alloggio. Ma il questore di Ascoli spiega che il malore è stato causato da "appena due tranquillanti"
Fermo, 28 maggio 2008 - Forse non ha retto al peso del processo che avrebbe dovuto affrontare, forse l’accusa di furto aggravato formulata nei suoi confronti, accusa sempre respinta, è stato un peso troppo forte per lui. Sta di fatto che nella primissima mattinata di ieri l’ex dirigente del commissariato di Fermo, Carmine Di Benedetto, avrebbe tentato di togliersi la vita ingerendo dei farmaci. A trovarlo privo di sensi sono stati alcuni colleghi che, non vedendolo, sono andati a cercarlo nel suo alloggio nella caserma della polizia stradale di Ascoli Piceno. Dopo aver bussato a lungo, senza avere alcuna risposta, gli agenti hanno forzato la porta del suo alloggio e l’hanno trovato privo di sensi.
A quel punto è scattato l’allarme e i colleghi del funzionario di polizia hanno subito avvisato il 118. I soccorritori, vista la gravità della situazione, lo hanno immediatamente trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, dove i sanitari gli hanno effettuato la lavanda gastrica. L’uomo, una volta scongiurato il pericolo di vita, è stato ricoverato nel nosocomio ascolano. Quasi certamente il tentativo di gesto estremo è da attribuire al processo che il funzionario di polizia avrebbe dovuto affrontare ieri mattina davanti al giudice del tribunale di Fermo, Marcello Caporale.
Un processo in cui avrebbe dovuto rispondere dell’accusa di aver rubato un orologio di valore in una gioielleria del centro storico. Il fatto in questione risale al 28 dicembre 2006, quando gli agenti della volante della polizia, intervenuti sul luogo del furto, si erano trovati di fronte al filmato del sistema di sorveglianza, in cui appariva proprio l’allora dirigente del commissariato. Dopo lo sbigottimento iniziale dei poliziotti, la situazione era stata comunicata immediatamente alla questura di Ascoli Piceno ed erano scattate le indagini della Squadra Mobile, che aveva anche effettuato una perquisizione nell’alloggio del funzionario.
Le indagini, coordinate dalla procura di Fermo, avevano condotto all’immediato sequestro del filmato che, dopo un attento esame, aveva compromesso definitivamente la posizione di Di Benedetto. Il funzionario di polizia e i suoi legali, gli avvocati Donatella Sciarresi e Massimo Rabagliati, hanno sempre negato ogni addebito, sostenendo l’assurdità dell’accusa e parlando di un mostruoso equivoco.
Fabio Castori
C’è grande attesa a Fermo per l’imminente taglio del nastro della mostra dedicata a Vincenzo Pagani, al via il 31 maggio nei locali di Palazzo dei Priori. Di grandissimo richiamo tra le opere in mostra, per la prima volta a Fermo, l’importante affresco di Raffaello, il 'Putto con festone'