Il presidente di Coldiretti, Giannalberto Luzi: "Giusto lamentarsi del pane, che costa dieci volte più del grano servito per farlo, e dell'aumento della pasta, ma ricordiamoci che insieme incidono per appena il 3% sulla spesa complessiva''
Ancona, 16 maggio 2008 - ''Per combattere il carovita che affligge le famiglie marchigiane occorre fermare la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola, ma anche diffondere nuovi modelli di consumo, visto che in questa regione si spende più in sigarette che in olio d'oliva e la spesa mensile per il cibo rappresenta appena il 20% di quella totale''. È il parere del presidente di Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi, sul problema del moltiplicarsi dei prezzi.
Secondo un'analisi Coldiretti, dal grano al pane il costo si moltiplica per undici (da 0,24 euro a 2,75 euro), mentre quello delle uova (da 0,54 a 1,20 euro per confezioni da sei) raddoppia e il costo delle braciole di maiale moltiplica di quasi sette volte (da 1,05 a 6,85 euro al chilo). Secondo Luzi, ''questi dati dimostrano come nella forbice dei prezzi alla produzione e al consumo c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori, senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi''.
Tra l'altro, sulla scorta del decreto approvato a inizio anno, Coldiretti Marche ha lanciato alle amministrazioni locali la proposta di favorire l'apertura in ogni città di un mercato per la vendita diretta da parte degli agricoltori di prodotti locali, senza intermediazioni, per combattere con la trasparenza le speculazioni in agguato.
"In base agli ultimi dati Istat, i marchigiani spendono mensilmente per l'alimentare 498 euro dei 2.432 euro totali, ovvero il 20% - spiega Luzi -. È giusto lamentarsi del pane, che costa dieci volte più del grano servito per farlo, e dell'aumento della pasta, ma ricordiamoci che insieme incidono per appena il 3% sulla spesa complessiva''.
Il presidente regionale di Coldiretti chiede anche di ''guardare ai rincari verificatisi in altri settori, come ad esempio l'abbigliamento, e valutare quali debbano essere oggi le priorità''. Un dato che fa riflettere, infine, è che si spenda mensilmente più per il tabacco che per l'olio d'oliva.
''Un prodotto cardine della dieta mediterranea, importantissimo per la salute, si vede scavalcare dalle sigarette, i cui effetti sono, come sappiamo, ben differenti - conclude Luzi -, ma lo stesso discorso si può fare anche per altre voci della spesa. Occorre dunque spingere una parte delle famiglie a ragionare sui propri modelli di consumo, poichè a mio avviso la qualità di quello che si mette nel piatto è più importante del possedere un cellulare ultimo modello».
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