La mostra ha affidato ad un comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi la scelta di 50 opere, di cui 30 pale d'altare, provenienti da musei italiani e stranieri. La mostra si svilluppa anche lungo un itinerario che tocca 12 piccoli centri storici
Fermo, 21 maggio 2008 - Fermo rende omaggio a Vincenzo Pagani, artista di sorprendente modernità tra i primi a carpire la grandezza di Raffaello, con lo sguardo rivolto al fasto del Crivelli, che seppe sintetizzare le più diverse tendenze artistiche presenti nella Marca cinquecentesca e riconoscere quale di queste avrebbe segnato la pittura rinascimentale.
A Pagani (Monterubbiano, 1490 ca. - 1568) nell'ambito del Festival Saggi Paesaggi, è dedicata la grande mostra 'Vincenzo Pagani un pittore devoto tra Crivelli e Raffaello', nel Palazzo dei Priori di Fermo dal 31 maggio al 9 novembre. Ideata da Walter Scotucci e Paola Pierangelini, la mostra ha affidato ad un comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi la scelta di 50 opere, di cui 30 pale d'altare, provenienti da musei italiani e stranieri.
Oltre la sede espositiva principale nel Palazzo dei Priori (fine XIII sec.) di Fermo, affascinante anche la sezione espositiva 'fuori mostra' con un circuito di opere lungo un itinerario che tocca 12 piccoli centri storici del territorio (Porto San Giorgio, Altidona, Monterubbiano, Moresco, Falerone, Magliano di Tenna, Massa Fermana, Francavilla d'Ete, Torre San Patrizio, Ortezzano, Montottone, Montelparo, S.Vittoria in Matenano).
Emerge tutto il fascino di una personalità assai originale, una personalità artistica tutta da scoprire e il cui rilievo va ben oltre il confine regionale. In mostra anche artisti di straordinaria importanza come, Palmezzano, Luca Signorelli, Raffaellino del Colle e il Cavalier D'Arpino che hanno avuto un ruolo decisivo sulla formazione di Pagani. Di grande richiamo, tra le opere in mostra, l'importante affresco di Raffaello raffigurante un putto con festone, concesso dalla Accademia Nazionale di S. Luca di Roma, che testimonia definitivamente i forti rapporti che Pagani ebbe con i modelli raffaelleschi.
Vincenzo Pagani non si impregnò subito della visione diretta delle opere dell'urbinate ma passò attraverso la mediazione del Palmezzano e delle stampe di Marcantonio Raimondi, oltre che dallo straordinario taccuino (esposto in mostra) appartenuto al Filotesio, composto da 47 fogli ricchi di annotazioni tecniche, indicazioni iconografiche e soprattutto schizzi a penna tratti dagli affreschi delle Stanze Vaticane ad uso degli allievi del maestro urbinate. Dunque, il viatico verso la conoscenza di Raffaello fu, per Pagani, un'immersione in apnea tra gli ottimi interpreti del raffaellismo che gli consentirono di arricchirsi ancor più del successivo 'a tu per tu' con il Sanzio.
"L'arte di Vincenzo Pagani si colloca tra la visione devota ed eccentrica di Crivelli ed il classicismo compiuto di Raffaello", sostiene Sgarbi per il quale la modernità del Pagani "è data anche dall'essere pittore così intensamente devoto". Non a caso anche i suoi paesaggi sempre rintracciabili sullo sfondo delle sue opere hanno un alto senso di spiritualità. Ed è proprio Vittorio Sgarbi ad evidenziare come lui, "laico per eccellenza, si faccia portavoce di questa visione così fortemente religiosa, attuale oggi più che mai".
Di questo incontro e della consuetudine di riferirsi ai modelli raffaelleschi sono impregnati i cartoni che sono stati scoperti sul retro della 'Crocifissione di Fermo' (realizzata dallo stesso Pagani) in occasione del recentissimo restauro e che permettono di avviarsi in un percorso che parte dal crivellismo fino a giungere al manierismo, passando per icone tipiche del 'nostro' rintracciabili in altri suoi lavori spingendosi all'identificazione di opere finora sconosciute.
In mostra, poi, ci saranno anche artisti di grande importanza come Palmezzano, Luca Signorelli, Raffaellino del Colle e il Cavalier D'Arpino. Per le Marche, infatti, il periodo storico più fulgido e ricco di fermento intellettuale è stato a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento: in queste terre passarono artisti e pensatori, figure che, in quel momento di crescita del pensiero rinascimentale, coincidevano in un'unica persona. Valga per tutti pensare a Lorenzo Lotto, ai Vivarini, a Carlo Crivelli e a Pietro Alamanno, fino a Luca Signorelli, Tiziano e Raffaello.
L'intento della mostra di Fermo è quello di far risaltare come Vincenzo Pagani, circondato da una schiera di pittori e scultori provenienti dalle più disparate parti d'Italia e d'Europa, seppe apprezzare quelli che successivamente sarebbero stati considerati come i migliori, percependone i tratti caratteristici, quelli innovativi
e quelli più raffinati.
C’è grande attesa a Fermo per l’imminente taglio del nastro della mostra dedicata a Vincenzo Pagani, al via il 31 maggio nei locali di Palazzo dei Priori. Di grandissimo richiamo tra le opere in mostra, per la prima volta a Fermo, l’importante affresco di Raffaello, il 'Putto con festone'