Juan Manuel Ramirez, argentino di 26 anni, all’epoca dei fatti in forza alla Civitanovese è stato accusato da una ragazzina di Porto Sant'Elpidio. Il giovane si è reso nel frattempo irreperibile ma il suo legale ricorrerà in appello
Fermo, 24 aprile 2008 - Una violenza sessuale consumatasi nel villino di un calciatore argentino ai danni di una 14enne di Porto Sant’Elpidio. Una drammatica storia di sogni infranti e di speranze spezzate che è finita in tribunale e si è conclusa con la condanna a tre anni e quattro mesi di carcere per il calciatore di 26 anni, Juan Manuel Ramirez, all’epoca dei fatti in forza alla Civitanovese. Una sentenza contestata dal legale del giocatore, l’avvocato Cosimo Borsci, che ha immediatamente presentato domanda di ricorso in appello.
Ma andiamo per ordine. Tutto inizia quando la ragazzina, che chiameremo Alessia, insieme ad una sua amica conosce alcuni giocatori di calcio che vivono in un villino dato in uso dalla società. Loro idoli dei tifosi, belli e famosi. Le ragazzine accanite fan dei giocatori. Una situazione facile da idealizzare e accattivante per qualsiasi adolescente. Sta di fatto che Alessia e la sua amichetta si recano diverse volte a far visita ai loro beniamini. Per loro è un sogno che si avvera, fino a quando per Alessia diventa un incubo.
E’ il 29 ottobre quando la ragazzina si reca a casa del calciatore e i due si appartano nella camera da letto. Lui la fa spogliare, inizia a palpeggiarla, ma lei non ci sta e cerca di tirarsi indietro. Il calciatore allora la afferra e, dopo averla fatta sdraiare sul letto, cerca di avere un amplesso con lei. Alessia si ribella, ma lui non cede e la costringe a un rapporto orale. La ragazzina dopo la violenza torna a casa. I genitori notano il suo strano atteggiamento e dopo due giorni riescono a carpirle l’atroce verità.
Scatta immediatamente la denuncia ai carabinieri che aprono un’indagine. Ramirez scappa in Argentina e si rende irreperibile. Le testimonianze raccolte, però, non lasciano adito a dubbi: il calciatore finisce sotto processo e viene condannato per violenza sessuale su minore.
L’avvocato Borsci però non ci sta e racconta la sua verità: "La ragazzina era infatuata del mio assistito e lo dimostrano i tanti bigliettini inviatigli, nonché le scritte sui muri. Anche l’esame medico non ha riscontrato evidenti segni di violenza fisica. Poi nella casa dove è avvenuta la presunta violenza vivevano altri due calciatori: sarebbe bastato uno strillo per attirare la loro attenzione. Ma nulla di tutto questo è stato sentito dai colleghi di Ramirez. Per questi ed altri motivi, credo che la verità sia un’altra".
Ramirez, che non si è mai presentato al processo, è ancora ricercato dalle forze dell’ordine, ha fatto perdere le sue tracce e nessuno sa dove si sia nascosto. E allora viene da chiedersi: se è veramente innocente, perché continua a scappare?
Fabio Castori
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