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Premio Biagi 2008

LUIGI MARINO (CONFCOOPERATIVE)

"Senza uomini come Biagi
i lavoratori sono indeboliti"

"Il giuslavorista bolognese lascia due eredità: la prima, quella umana di cui è custode la sua cara famiglia. La seconda, quella professionale, i cui destinatari siamo noi tutti e che si ritrova nel suo ultimo articolo in cui scriveva: La solidarietà è effettiva se davvero si cerca di costruire una società diversa e più giusta

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Luigi Marino, pres. Confcoperative   Preferisco, su Marco Biagi, una testimonianza diretta. Voglio ricordare che una delle svolte storiche della legislazione cooperativa nell’ultimo decennio, cioè la nuova disciplina sul socio lavoratore di cooperativa (la cui completa attuazione è ancora in fieri), ebbe tra i protagonisti proprio Marco Biagi.
Fu in quella vicenda che io – e altri dirigenti di Confcooperative – potemmo conoscerlo meglio. Ne è rimasto, a noi, il ricordo vivo e netto di rigore intellettuale (e questo si dovrebbe poter dire di tutti gli intellettuali), di onestà intellettuale (e questa purtroppo spesso non si impone con evidenza), di vera disponibilità ad ascoltare e a cercare di capire i problemi e le ragioni che gli venivano illustrate (qualità, questa, non frequente). E questo sia negli incontri con la Commissione istituita allora da Romano Prodi (quale Presidente del Consiglio) e da Tiziano Treu (quale Ministro del Lavoro), e poi con Roberto Maroni e Maurizio Sacconi sotto il Governo Berlusconi, ma anche negli incontri personali, l’ultimo dei quali nella nostra sede, pochi giorni prima che venisse assassinato.
Ci è rimasto inoltre il ricordo di una grande attenzione alla rispondenza tra le parole e la realtà. “Effettività” è il termine che usava e che è rimasto nel nostro linguaggio. Effettività, cioè scrupolosa cura che la reale ed effettiva condizione di lavoro fosse proprio quella che si definiva, che le soluzioni fossero non ideologiche ma reali per un mondo del lavoro reale.

 


Nel dibattito - ostico per i non addetti ai lavori - sul socio-lavoratore di cooperative (una figura che appartiene a due realtà, come dice il termine composito) i cooperatori hanno la prova concreta che Marco Biagi era dalla parte dei lavoratori. Era quello il punto di osservazione dal quale valutava le ipotesi normative, le soluzioni prospettate.
I nostri primi incontri furono garbati nella forma ma aspri nel merito del problema, perché non era un interlocutore di comodo, perchè voleva arrivare al fondo effettivo del problema.
Non si faceva distrarre o sedurre da mere rappresentazioni, anche se compendiate in formule suggestive e ragionevoli.

 

Il giuslavorista bolognese lascia due “eredità”: la prima, quella umana di cui è custode la sua cara famiglia.
La seconda, quella professionale, i cui destinatari siamo noi tutti e che si ritrova nel suo ultimo articolo in cui scriveva “La solidarietà è effettiva se davvero si cerca di costruire una società diversa e più giusta”.
Se si lancia uno sguardo oltre la persona di Marco Biagi, ci si trova a constatare che il terrorismo delle BR – questa è l’infamia che sconvolge – nel nome dei lavoratori ha colpito spesso figure che dei lavoratori erano i campioni, in un mondo in grande trasformazione. Abbattendo uomini come Marco Biagi sono stati indeboliti i lavoratori. Con strumenti obsoleti, infatti, prima o poi, si è sempre perdenti. Nella grande trasformazione del nostro tempo la sfida è cercare tutele nuove, regole nuove, salvaguardie rispetto a rischi e minacce nuove.

Luigi Marino, presidente Confcooperative










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