Christian Amoroso, grandi giocate e tanti acciacchi nei sei tormentati anni in rossoblù. Nelle sfide decisive dovrebbe trovare una maglia
AMOROSO titolare a Grosseto: fusse che fosse la volta buona. Arrivano le partite che contano, guardi il campionato che fa il Bologna, passi in rapida sequenza l'organico della squadra e puntualmente ti chiedi come faccia a non giocare Amoroso. E' un film già visto, che quest'anno è passato anche sotto gli occhi di Arrigoni. In estate Amoroso era tra i papabili a fare le valigie. Poi l'Arrigo lo ha visto in azione a Sestola e ne è rimasto folgorato: «Se Amoroso è questo me lo tengo stretto per tutta la vita, scolpì il tecnico con l'entusiasmo di un bambino».
Amoroso è questo: un giocatore dai piedi di velluto e dalle accelerazioni micidiali che in B è quasi un lusso. Poi a volte gli capita di essere fragile come uno swarovsky: e proprio gli infortuni, nei suoi sei anni bolognesi, sono stati la zavorra che gli ha impedito di spiccare il volo con apprezzabile continuità.
MANCO A DIRLO, è stato un infortunio a sfilargli di dosso l'ultima maglia da titolare. Era il 15 marzo, sabato funesto della sconfitta casalinga col Piacenza. Il crac muscolare arrivò dopo 20 minuti del secondo tempo e indusse Arrigoni a recitare il mea culpa a fine partita in sala stampa: «Ho sbagliato io, dovevo sostituirlo prima. Sapevo che tenerlo in campo per più di un'ora era un rischio».
Centrocampista con autonomia limitata, però potenzialmente che classe, se solo Amoroso si accorgesse di essere l'uomo in grado di far fare alla squadra il salto di qualità. Delle sue giocate, delle sue accelerazioni, dei suoi assist (chiedere a Marazzina, che quest'anno ne ha già beneficiato), insomma del vero Amoroso, il Bologna avrebbe più che mai bisogno adesso che anche le individualità possono aiutare la squadra a venire a capo delle partite più complicate.
Il diretto interessato ci conta, ma più di tutti ci conta Arrigoni.
Ieri il tecnico, nel disegnare sul campo un Bologna orfano sia di Daino che di Bonetto (ormai la rinuncia all'esterno sinistro, bloccato da una lombosciatalgia acuta, è cosa certa), ha collocato il trentaduenne di Pisa nella posizione di esterno sinistro di centrocampo nel 4-4-2. E' il ruolo nel quale Amoroso si è sacrificato a gennaio, quando Arrigoni per la prima volta estrasse dal cilindro il modulo che esaltava il ruolo degli esterni. Christian Amoroso, che esterno vero non è mai stato e probabilmente mai sarà, si mise di buona lena ad assimilare i nuovi compiti, con risultati alterni.
MA ADESSO è un'altra storia e tocca di nuovo a lui. L'indisponibilità di due esterni come Daino e Bonetto costringe Arrigoni a riciclare sulle fasce anche chi non è nato per giocare sulle fasce: Amoroso, per l'appunto.
Uno degli ultimi 'reduci', insieme a Daino, della dolorosa retrocessione. Uno che è rimasto qui a legare il proprio nome a un Bologna che da tre stagioni si dibatte nel girone dantesco della B: Amoroso, che ne ha condiviso gioie (?) e dolori (tanti: troppi), adesso vorrebbe solo incassare come parziale risarcimento quel ritorno in A che il nostro ha sempre percepito come un atto dovuto nei confronti della città.
Amoroso ha segnato il suo ultimo gol in campionato venti mesi fa, e questa è una colpa. Gli infortuni a volte gli hanno tarpato le ali, e in questo ha poco da farsi perdonare. Ma basta un niente per riscattare una stagione in chiaroscuro. Grosseto, per lui, può essere l'inizio di un nuovo viaggio. Sperando che la destinazione sia la serie A.
di MASSIMO VITALI
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