DA POCHI giorni Angelo Tranfaglia è il nuovo prefetto di Bologna. E dal primo atto ufficiale - l’incontro di mercoledì con i sindaci della provincia - ha fatto capire che la visione che ha della funzione prefettizia è agile, poco formale, diretta. Concreta sui problemi e con un approccio da «servitore» del territorio e della sua gente. L’omaggio ai sindaci è l’omaggio, attraverso gli eletti, ai cittadini della comunità. Il saluto quasi un programma di mandato, nel quale è evidente, e più volte sottolineato, il cambio di ruolo della funzione del prefetto in un ordinamento che valorizza le autonomie locali, fortificate non solo dalle maggiori competenze, ma soprattutto dal nuovo e più incisivo rapporto con i cittadini attraverso l’elezione diretta dei sindaci. Il prefetto è sempre stato vissuto come il potere del governo di Roma in periferia. Il prefetto come lo interpreta Angelo Tranfaglia è «sempre meno cinghia di trasmissione dal centro verso la periferia di istruzioni e direttive» e «sempre più elemento di congiunzione», con un «ruolo di snodo tra il sistema autonomistico» ed il «sistema statuale», accentuando la «funzione di cerniera» e di «raccordo istituzionale».
Prefetto dello Stato, verrebbe da sintetizzare. E dunque autorità di garanzia, di terzietà. Con idee espresse in modo trasparente sulle questioni centrali della nostra convivenza civile, a Bologna come altrove: il degrado, la sicurezza. Che non è, come ripetiamo da sempre, una questione di statistiche, bensì di «percezione». Parola che Tranfaglia pronuncia senza tentennamenti, perchè «aumentare la percezione» di sicurezza è «l’indice più importante per valutare la reale efficacia delle politiche di sicurezza». Se Bologna gode di buona qualità della vita e di una «convivenza civile complessivamente ordinata», non bisogna sottovalutare - anzi mettere in campo la «massima vigilanza e attenzione» - episodi criminali che altrove sarebbero considerati poco allarmanti. Imperdonabile la sottovalutazione, indispensabile cogliere «ogni sintomo, ogni segnale» che turba il cittadino e la comunità. Cambio di passo importante. E significativa novità anche laddove il prefetto, nell’esaltare e valorizzare il sistema delle autonomie, richiama anche la responsabilità dei Comuni. Perchè la «pubblica sicurezza è sempre più destinata ad uscire dalla sfera esclusiva dello Stato» per lasciare campo d’intervento specialmente ai Comuni, titolari diretti della rappresentanza degli interessi degli amministrati.
Un «manifesto» importante per Bologna dove, sul tema della sicurezza e del degrado, non sono mancati scontri istituzionali anche forti tra il sindaco Cofferati e il comitato per l’ordine e la sicurezza, presieduto proprio dal prefetto. E’ da vedere, ronde e manganelli a parte, in che misura i Comuni possono assolvere questo immenso compito, con quali strumenti, con quali forze. E con quale unità di intenti, se le coalizioni di governo continueranno ad essere incoerenti, pasticciate, contraddittorie. Come le abbiamo viste in questi anni.
di Pierluigi Visci
Il cantautore bolognese ha tenuto una lezione all'Aula Magna della Facolta' di Lingue e letterature straniere dell'Universita' di Bologna, all'interno del corso sulla canzone d'autore. Titolo della sua lezione: "La Canzone e' l'arte dell'Incontro" LEGGI L'ARTICOLO