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Bologna

CRAC PARMALAT

Condannata la banca che ingannò i risparmiatori
Due famiglie bolognesi saranno risarcite

Nel luglio 2003 acquistarono titoli Parmalat per 60 mila euro, per il Tribunale quegli investimenti vennero fatti sulla base di "informazioni carenti e incomplete", che indussero "in errore" i risparmiatori

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Bologna, 25 marZO 2008 - Quegli investimenti vennero fatti sulla base di "informazioni carenti e incomplete", che indussero "in errore" i risparmiatori: per questo motivo il Tribunale di Bologna condannato la Deutsche Bank a risarcire due famiglie bolognesi che nel luglio 2003 acquistarono titoli Parmalat per 60 mila euro.

 

A rendere nota la sentenza, che risale al giugno scorso, ma e' stata depositata solo pochi giorni fa, e' Confconsumatori, che ha patrocinato la causa civile intrapresa dalle due famiglie (cinque persone). Per il Tribunale quei contratti di vendita vanno considerati nulli e la banca estera ora dovra' rimborsare gli investimenti (uno da 35 mila euro e uno da 25 mila), gli interessi al tasso legale e le spese di causa.

 

"I risparmiatori- si legge nella sentenza del 19 giugno- nel momento in cui hanno deciso di acquistare lo hanno fatto senza avere gli strumenti minimi per rappresentarsi le caratteristiche fondamentali, intrinseche ed oggettive dei titoli, e quindi con volonta' necessariamente viziata da errore su elementi essenziali del contratto".

 

Secondo il Tribunale di Bologna, infatti, la Deutsche Bank vendette le obbligazioni Parmalat senza specificare che si trattava di titoli emessi non da Parmalat spa, ma dalla societa' straniera Parmalat Finance Corporation Bv, che faceva parte del gruppo e di cui l'istituto bancario tedesco conosceva la difficile situazione finanziaria. Inoltre, l'emissione del titolo non era accompagnata da alcun prospetto informativo (obbligatorio secondo il Testo unico finanziario) che garantisse al cliente di avere tutte le informazioni necessarie per comprendere la natura e il rischio dell'acquisto.

 

E' un giudizio molto duro quello pronunciato dal Tribunale di Bologna contro la Deutsche Bank. L'errore in cui sono incorsi i risparmiatori bolognesi "era ben riconoscibile dalla banca", anche perche' la Deutsche Bank, scrivono i giudici del Tribunale civile rifacendosi a quanto affermato dal consulente della Procura di Milano, "figura tra gli istituti che hanno concesso importanti linee di finanziamento al Gruppo Parmalat, partecipando ai consorzi di collocamento dei bond emessi dal gruppo ed acquisendo un rapporto preferenziale", proprio all'epoca in cui si collocano gli investimenti oggetto del contenzioso.

 

Per il Tribunale di Bologna la Deutsche Bank aveva "piena consapevolezza dell'errore in cui i risparmiatori incorrevano" e di piu', in un altro passaggio della sentenza si legge che l'errore "era frutto diretto della disinformazione che la stessa banca aveva mantenuto in capo ai risparmiatori".

 

Per i giudici, tra la banca e i clienti, che acquistarono i titoli convinti si trattasse di obbligazioni emesse direttamente dalla Parmalat, si creo' una "situazione di evidente asimmetria informativa". Dunque anche il consenso "fu dato per errore, in forza di una rappresentazione alterata della realta'". Ora l'istituto bancario dovra' risarcire le due famiglie bolognesi (imparentate tra loro) del capitale investito e degli interessi legali. "Gli investitori, privati dei loro risparmi per l'acquisto di bond spazzatura, devono sapere che ormai la giurisprudenza e' sensibile alle loro richieste" e' il commento dell'avvocato Giovanni Franchi, legale Confconsumatori e dei cinque investitori ingannati. "Sono sempre piu' numerose- conclude Franchi- le sentenze che colpiscono la sproporzione informativa esistente fra chi vende e chi compra titoli di investimento".

 









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