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STUPRO DI VIA LIBIA

Condannati a due anni e dieci mesi

La violenza un anno fa. La vittima dopo la sentenza: ''Sono felice, ho sofferto tanto in questi mesi ma ne è valsa la pena''. La madre: ''Sentenza simbolica che deve convincere le donne vittime di abusi a denunciare''

Violenza sulle donne Bologna, 27 novembre 2007 - Violenza sessuale di gruppo e lesioni per lo stupro commesso ai danni di una loro amica studentessa di 27 anni in un appartamento di via Libia il 24 settembre 2006: il gup Andrea Scarpa ha condannato a due anni e dieci mesi ciascuno, con rito abbreviato, Federico Fildani, 27 anni, romano e Francesco Liori, 20, del cagliaritano.

 

La sentenza e' stata accolta dalle urla e dagli slogan dei tanti collettivi di donne presenti davanti al Palazzo di Giustizia fin dal mattino. In lacrime i genitori della ragazza, anche lei presente in aula. La Pm Maria Gabriella Tavano aveva chiesto una pena a tre anni di reclusione. Presenti, ma a debita distanza dal presidio dei collettivi, anche genitori e amici degli imputati che si trovano tuttora agli arresti domiciliari.

 

''Sono felice, ho sofferto tanto in questi mesi ma ne e' valsa la pena'', ha commentato la vittima dopo la sentenza. La mamma ha invece parlato di ''sentenza simbolica che deve convincere le donne vittime di abusi a denunciare perche' saranno credute''. I due giovani e la ragazza si conoscevano (il piu' giovane dei due aveva avuto in passato una relazione con la studentessa) e passarono la serata insieme. Le versioni sulla prima parte della serata furono concordanti, ma completamente divergenti sul finale. Dopo una notte in compagnia dei due, la ragazza venne soccorsa in ospedale per ''evidenti segni di percosse al volto, al tronco e agli arti superiori ed inferiori''.

 

Ma i due hanno sempre parlato di un rapporto consenziente. Una versione ritenuta poco credibile dal Gup e anche dal Gip Rita Zaccariello che nell'ordinanza che costo' loro le manette parlo' di ''incapacita' di capire qual e' il confine tra modalita', seppur disinvolte, ma lecite di manifestazione sessuale, rendendosi responsabili del piu' grave delitto di aver superato il limite del consenso contro la volonta' altrui mostrando scarsa consapevolezza del disvalore del loro comportamento''.

 









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