Vittima dell'aggressione uno studente messicano che ha denunciato alla polizia gli insulti e le botte ricevute dal conducente della linea 96. A bordo dell'autobus in quel momento c'erano circa 10-15 persone, alcuni sono intervenuti. dall'Azienda fanno sapere che sono in corso accertamenti
Bologna, 29 agosto 2007 - Non solo l'ha rimproverato per aver impiegato troppo tempo a salire sull'autobus, ma l'avrebbe anche insultato dicendogli "negro di m..." e, scambiandolo per un arabo, gli ha detto "torna al tuo paese che la' ti tagliano le mani". Quando l'autista ha cominciato a picchiarlo, inoltre, sono dovute intervenire quattro o cinque persone a dividerli. A parlare e' Carlos, il messicano di 31 anni che ha denunciato di essere stato aggredito, ieri pomeriggio, dall'autista della linea 96 dell'Atc di Bologna. E' in Italia da cinque anni, ha una fidanzata bolognese, studia relazioni internazionali all'Universita' e ogni estate lavora come bagnino alla piscina dello Junior a Rastignano, in provincia di Bologna. E' li', appunto, che ieri pomeriggio ha preso il 96 in direzione Bologna, per tornare a casa. Ma stasera ci tornera' in macchina, facendosi venire a prendere dalla fidanzata, perche' di risalire su quell'autobus non se la sente.
E' stato un "episodio molto sgradevole" quello capitatogli ieri, cosi' ne parla Carlos, che tutti i giorni prende la linea 96 ma quell'autista non l'aveva mai incontrato. Un uomo sui 50-55 anni, racconta, alto 1,95 e robusto. Che l'ha preso a pugni e calci solo perche' lui si era mostrato risentito di essersi visto chiudere le porte in faccia, poco prima, per due volte di seguito. Infatti, racconta Carlos, quando l'autista gli ha detto "Devi sbrigarti, sei tu il down", lui si e' arrabbiato e gli ha risposto cosi': "Lei e' un gran maleducato, se non le piace il suo lavoro vada a fare qualcos'altro". A quel punto che l'autista e' passato alle mani, uscendo dalla cabina di guida e cominciando a picchiarlo con pugni sulle braccia e calci alle gambe: di fronte ai colpi, Carlos si e' solo difeso, senza contrattaccare, perche', dice, "conosco le leggi dell'Italia".
A bordo dell'autobus in quel momento c'erano circa 10-15 persone, molti dei quali stranieri. Alla vista della zuffa, quattro o cinque di loro sono intervenuti per dividerli, dicendo all'autista energumeno di fermarsi. Quando l'autobus e' ripartito, Carlos ha raccolto la sua roba ed e' andato a sedersi, salvo cominciare poco dopo a chiedere in giro i nominativi alle persone che c'erano se volevano testimoniare l'accaduto. Allora l'autista ha ricominciato a offenderlo, gridandogli dietro "Prima o poi ti trovo". Delle persone presenti, molti erano stranieri e avevano paura di finire nei pasticci, spiega Carlos, ma anche tre o quattro persone bolognesi gli hanno detto che non ne volevano sapere: l'unico che si e' reso disponibile a testimoniare e' un ragazzo 36enne nato nei Paesi Bassi ma residente a Bologna.
Una volta arrivati al capolinea in citta', in piazza Cavour, l'autobus si e' fermato e Carlos e' sceso. Ma evidentemente l'autista non ne aveva avuto abbastanza: infatti, racconta Carlos sgomento, dopo essersi fermato da un tabaccaio a ricaricare il cellulare, il giovane se l'e' ritrovato ancora una volta davanti in una specie di agguato. ha ripreso a insultarlo e in modo minaccioso gli ha detto "Vedi che il mondo e' piccolo".
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