Ascoli Piceno, 23 aprile 2008 - Un botto, le urla e le richieste di aiuto. Poi la disperazione e la consapevolezza che era successo qualcosa di grave, terribile. Ad un anno si pensa con la stessa pena e lo stesso dolore a quel 23 aprile, giorno di una tragedia annunciata che ha visto morire quattro angeli inconsapevoli: Elenonora, Alex, Davide e Danilo. Timoteo Lucani ricostruisce la sequenza di quei terribili momenti, di quella sera di primavera che profuma di acace e lascia aperte le porte al futuro, verso l’estate calda piena di speranze e sogni. Quei quattro giovani spinti alla vita verso il divertimento e che invece hanno trovato la morte.
Un racconto agghiacciante, intenso, rotto solo dal pianto, per una mancanza che né il tempo né la consolazione potranno cancellare. “Ero qui nel bar, all’inizio del corso nel centro storico, insieme a Domenico Ferretti, che annuisce e attento ascolta quei terribili ricordi. C’era stata la festa del patrono San Giorgio, in molti erano tornati a casa a dormire, il giorno seguente era giorno lavorativo —_ ricorda Luciani —. Erano le 10.45 stavamo ascoltando le previsioni atmosferiche e d’un tratto siamo stati richiamati dalle sirene delle autoambulanze, provenienti da Ascoli, poi addirittura una terza proveniente da Offida. Siamo rimasti impressionati, ho avuto una spiacevole sensazione, un brivido mi ha attraversato la schiena. Il mio primo pensiero è andato ad Alex, non so perché. Ho telefonato a mio figlio Fabio e ho chiesto di andare a controllare se Alex era al muretto. Mi ha risposto che non c’era. Ho preso la macchina e ho iniziato a percorrere la strada provinciale verso l’incidente. Ai miei occhi si è mostrato l’inferno, l’apocalisse: urla fuoco, gente che non sapeva cosa dirmi. Ho chiesto quasi timidamente se avevano visto Alex e una signora mi ha risposto che stava bene che era stato accompagnato all’ospedale di Ascoli. Ho preso l’auto e sono andata a casa, ho svegliato mio moglie Lara e siamo corsi in ospedale da Alex. L’abbiamo trovato che giaceva sul lettino morto». Il racconto viene interrotto dal pianto.
«La nostra vita è finita in quel giorno — prosegue Timoteo —. Alex era un giovane stupendo, straordinario. Sono orgoglioso di essere stato suo padre. Era davvero un ragazzo buono, me lo dicevano in tanti: l’allenatore, gli insegnanti. Il giorno dell’incidente aveva preso una nota, ma lui si era scusato con l’insegnante con la sua dolcezza e la sua semplicità. Era capace di chiedere scusa quando sbagliava, ricordo il suo sorriso, solare, straordinario, salutava sempre tutti e tutti lo amavano. La sua classe dell’Isda qualche giorno fa, in occasione del suo compleanno, è venuta a casa a farci visita, accompagnati dagli insegnanti. E’ stato un incontro emozionante, intenso. I suoi compagni hanno realizzato un ritratto di Alex che porterò sempre con me, nel mio cuore. Voglio ringraziare loro, i ragazzi del muretto, sono i giovani i veri protagonisti di questa tragedia che portano nel loro cuore il dolore e i segni indelebili di questa tragedia». E le lacrime dei giovani testimoniano la consapevolezza della perdita. E’ un dolore innaturale, insuperabile. Sono le lacrime a prendersi la scena di un ricordo che testimonia il dolore di una tragedia destinata a fare storia. Franchi, il legale del rom, annuncia che farà ricorso alla Cassazione, proprio il giorno prima della ricorrenza della morte, era il caso? «Abbiamo donato le cornee di Alex, che sono andate ad un giovane di Ancona, ma che ancora non abbiamo incontrato, ci manca la forza, il coraggio».
«La strage di Appignano, anche ad un anno di distanza — conclude categorico Lucani — risulta una tragedia annunciata». Quattro fiori falciati sull’asfalto che rimarranno vivi nella memoria di chi li ha amati e li ama e di quanti dovranno chiedersi se era possibile evitare che accadesse tutto ciò.