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L'EVENTO

Errante, erotico ed eretico: è Licini
Oggi l'inaugurazione delle mostre

Ascoli e Monte Vidon Corrado, paese natale dell'artista, unite nelle celebrazioni. Alla Galleria d’Arte Contemporanea a lui dedicata ci sarà il taglio del nastro, cui seguirà la visita guidata. A Monte Vidon verrà allestito un percorso che ne ripercorre l'iter evolutivo

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Licini Ascoli, 18 aprile 2008 - Tra l'artista Osvaldo Licini (1894-1958), marchigiano pieno di colori e di poesia, e Monte Vidon Corrado, suo paese d’origine pur tra fughe e ritorni, il feeling non si è mai interrotto. La grande casa, coi grandi alberi, all’ombra dei picchi aspri dell’Appennino, rimase stampata nel suo animo, con le atmosfere, gli scenari all’orizzonte e i lunghi e sopiti silenzi. Qui l’artista era nato e qui ha trascorso l’infanzia.

 

Da qui si è trasferito a Bologna per gli studi accademici. Quella Bologna animata e goliardica degli anni 1910/1911, ove imperava Morandi e si agitava l’arte. Gli incontri con Morandi e con i pittori bolognesi che nel 1914 esposero nell’Hotel Baglioni, per Licini, artista in progress, furono i primi incontri importanti prima del suo trasferimento a Parigi. Qui, nella terra ricca di fermenti e di pittori, il giovane Osvaldo lavorò alacremente dando corpo a idee e pensieri.

 

Le Salon d’autumne e le Salon des Independents accolsero le sue opere tributandogli riconoscimenti. Qui l’incontro fortuito con Modigliani, nel 1917, gli discoprì la pittura moderna e ne scaturì un forte interessamento per le opere di Cezanne, Van Gogh, Matisse e le crezioni de ‘I Fauves’. E questo fino al 1924, quando l’artista decise di tornare a Monte Vidon Combatte, meta delle sue continue peregrinazioni e un tranquillo rifugio negli anni del fascismo. Anni intensi di ricerche e di studi in cui Licini creava figure, splendidi paesaggi e nature morte (‘Arcangelo’, 1919; il ‘Capro’, 1927; ‘Nudo alla finestra’, 1927).

 

Parché anche lui come i più esordì e si fece conoscere col figurativo, prima di approdare nel 1930 all’astratto. Ma con un figurativo particolare, lontano da una visione novecentesca. Osvaldo Licini considerava ogni forma un’esperienza poetica e la tratteggiava con una visione fantastica che si staccava molto dal figurativo italiano del ‘900, legato alla visione ottocentesca di un mondo borghese.

 

Un mondo che non considerava proprio e che esula dai suoi dipinti. Poi il passaggio al surreale. Un passaggio lento e graduale giocato sul filo di sperimentazioni geometriche che rimandano ad altri autori, quali Klee e Kandisky. Dipinti con segni morbidi e stlizzati. Allusioni metafisiche e simboli che attraversano, con la leggerezza di piccoli e delicati segni, ampi spazi onirici, folgorati da un cromatismo vivido e luminoso.

 

E il proliferare di un ’ampia messe di opere che rendono grande Licini. Lavori segnati da linee e cromatismi che danno corpo agli Angeli Ribelli, agli Olandesi Volanti, alle Amalassunte. Figure magiche e affascinanti, sospese tra l’umano e il fantastico che raccontano aspirazioni e desideri che mettono a nudo la delicatezza poetica di un’anima inquieta: quella di un artista, sospeso tra cielo e terra, in una costante ricerca di sé e della sua essenza.

Franca Maroni

 









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