Ascoli, 2 aprile 2008 - Sei mesi di tempo per realizzare una perizia accurata negli ambienti in cui lavorano gli operai della discarica di Relluce. E’ il termine fissato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ascoli, Annalisa Gianfelice, che ha disposto nuovi accertamenti sulla sicurezza degli ambienti di lavoro dell’impianto di Campolungo e delle misure adottate per garantire l’incolumità dei tutti i lavoratori.
Fumi, rumori e cattivi odori: le indagini della Procura andranno avanti, alla luce della documentazione presentata davanti al giudice Gianfelice dall’avvocato Francesco Ciabattoni, tramite il quale alcuni lavoratori dello stabilimento a pochi chilometri da Ascoli hanno presentato un esposto.
Nel documento finito nelle mani della magistratura ascolana vengono denunciate a chiare lettere le condizioni di lavoro e l’ambiente nel quale gli operai sono costretti a lavorare. Condizioni che, secondo la denuncia, metterebbero a rischio la salute dei lavoratori.
Davanti al gip, che nell’udienza del sei marzo scorso si era riservato di decidere, l’avvocato Ciabattoni ha depositato una relazione realizzata dal 'Servizio prevenzione sicurezza sui luoghi di lavoro' della Asl di Milano, proprio sui rischi per la salute di chi lavora nel settore dei rifiuti solidi urbani.
Oltre venti pagine in cui sono analizzate le varie fasi di lavoro all’interno di un impianto in cui si lavora a contatto con i rifiuti e i rischi per la sicurezza, legati all’utilizzo di determinati macchinari, e igienico ambientali, dovuti ad agenti fisici e biologici.
Due pagine del documento, realizzato analizzando un impianto molto simile a quello di Relluce, sono dedicate alle patologie che si possono contrarre nell’ambiente di lavoro. Inoltre, il legale ha presentato un cd contenente delle immagini che mostrano alcune fasi di lavoro che interessano gli operai all’interno della discarica. Fumi e rumori con cui i lavoratori sarebbero costantemente a contatto.
Nell’esposto presentato in procura i lavoratori, tra cui figura anche l’ex responsabile per la sicurezza, denunciano anche la mancata risposta dell’autorità sanitaria, competente in merito alla salubrità della discarica. L’impianto di Relluce è da anni sotto i riflettori, anche per i disagi provocati a chi vive nei dintorni della discarica.
Gente costretta a convivere quotidianamente con i cattivi odori che arrivano dall’impianto di smaltimento dei rifiuti. "I lavoratori non sono al sicuro perché sono esposti tutti i giorni a rischio chimico e biologico, a causa dello sprigionamento di alcuni gas che vanno direttamente a contatto con loro" aveva sottolineato tempo fa il sindacalista Andrea Quaglietti.
Adesso i nuovi accertamenti disposti da gip Gianfelice, accolti con soddisfazione dall’avvocato Ciabattoni, riaccendono la discussione e serviranno a far meglio luce sulle condizioni riguardanti la salubrità dei luogo di lavoro dell’impianto di Relluce, nel quale sono impiegati una quindicina di dipendenti.
Emanuela Astolfi
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